30 gennaio 2006

Il re é tornato al Quirinale.

Sette anni or sono si é insediato a Palazzo Carlo Azeglio Ciampi I, della dinastia generata dai massmedia.Vi era entrato come Presidente della Repubblica a guardia della Costituzione italiana, da questa previsto e voluto entro precise prerogative e doveri ben delineati al suo interno.Forse sarà stato per colpa dell'art. 90 che recita: "Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell'esercizio delle sue funzioni..." che si è fatto prendere la mano dagli eccessi e dagli abusi forte dell'immagine che tutti i media gli hanno cucito addosso giorno dopo giorno?
Il successo dà alla testa e probabilmente Ciampi é stato vittima dei continui bagni di folla che si riservano più ai reali che ai presidenti repubblicani. Prima di Pertini le cronache ci raccontano di inquilini del Colle che durante le loro visite presidenziali si limitavano a tagliare nastri e salutare e ringraziare le autorità locali e con grande pudore istituzionale evitavano contatti coi cittadini e men che meno rilasciavano lunghe dichiarazioni di fronte alle telecamere. Purtroppo con Pertini nacquero i presidenti nazional-popolari sempre alla mano e in favore di telecamera ma con Ciampi il divismo quirinalizio ha raggiunto vertici che i suoi predecessori non avrebbero neppure sperato. Questo Presidente si muove come un vero monarca, accompagnato dalla moglie anch'ella investita di autorità e autorevolezza che le discendono dalla stessa esposizione mediatica del marito. Infatti la regina Franca si alterna spesso al consorte in esortazioni a questo o a quello ricevendo in cambio inchini e contrizioni. La più eclatante fu quella sulla "tv deficiente" (una reprimenda alla Rai che incredibilmente prese persino la via della commissione di vigilanza).
La coppia reale si muove ovunque lasciando dichiarazioni e sermoni molto spesso gravidi di banalità e stucchevoli luoghi comuni ma che fanno tanto breccia nel cuore della gente. Tutto questo delirio di onnipotenza ha condotto Ciampi fino a questi ultimi giorni, quando ha commesso forse l'ultimo e il più palese atto incostituzionale e illegale del suo settennato, mirato inequivocabilmente a colpire il Presidente del Consiglio Berlusconi. Ciampi, come fosse davvero il re d'Italia, ordina, comanda e vuole l'inosservanza di una legge votata dal Parlamento, scendendo tra l'altro così nel pieno agone elettorale. Anche questa volta, come mille altre, l'uomo dei demagogici appelli alla concordia e al rispetto tra le parti é riuscito con le sue esternazioni a generare polemiche, scontri e ulteriore esasperazione del clima politico. Come é possibile pretendere che una legge, in questo caso quella della par condicio, sia applicata prima che entri in vigore? Una norma poi talmente assurda e kafkiana che non lede solo le più elementari regole democratiche ma getta nel panico pure gli operatori delle medie e piccole stazioni radio-tv, costretti a rinunciare ai dibattiti politici per non incorrere in incursioni della Guardia di Finanza alla ricerca delle centinaia di ore di registrazioni che la legge obbliga debbano essere accumulate e lasciate a disposizione delle autorità giudiziarie. Le pene sono severe e i rischi di incorrervi sono dietro ogni secondo in più o in meno, dietro un sospiro dal sen sfuggito o dietro un'espressione del viso poco consona, rilevati durante la conduzione di un programma. Di conseguenza gli spazi riservati ai partiti non si aprono, per cui molti candidati minori non hanno la possibilità di presentarsi agli elettori spendendo pochi euro ... alla faccia della par condicio! Tutto questo però non interessa il nostro popolare Presidente sceso ormai in campo al fianco del centrosinistra protetto da una dorata irresponsabilità. Molto ci sarebbe ancora da scrivere su Ciampi, per ora mi limito solo a ricordare che il geloso garante della Costituzione e quindi dell'art. 11 sulla guerra ha taciuto per oltre due anni prima di affermare (lo ha fatto ancora di fronte alle telecamere e solo a fine 2005) che l'Italia non é mai stata in guerra contro l'Iraq in quanto solo dopo che questa fu dichiarata finita (maggio 2003) i nostri soldati si recarono a Nassirja in missione di pace. Forse qualche sollecito e inequivoco messaggio alle Camere per affermare con forza questa verità assoluta avrebbe risparmiato al Paese decine di immonde manifestazioni con la criminalizzazione del governo e del suo capo. Il Presidente ha invece preferito tacere lasciando solo Berlusconi e favorendo le ridicole girotondate di Scalfaro e compagni sempre ripresi con la Costituzione in mano.
Aggiornamento
31 gennaio
Ecco il bellissimo articolo su Ciampi scritto da Mario Sechi

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