20 gennaio 2006

Poletti: una carriera esemplare nel grande partito azienda.

Si chiama Giuliano Poletti, dal 2002 é il presidente nazionale della Lega delle cooperative, é nato e cresciuto politicamente nelle sezioni e negli enti locali del partito comunista ed é l'esemplificazione perfetta di come il grande partito azienda pci-pds-ds ha sempre saputo valorizzare il proprio management, come si legge anche nel blog del Principe .
Un altro esempio? L'indignato a tempo pieno per i fatti Unipol, il senatore Lanfranco Turci che nel '92 lasciò la poltrona di presidente delle coop rosse per passare deputato del pds a coronamento di una carriera di manager, sia come dirigente del partito che delle aziende coop. Bisogna dire che anche per Poletti sembra che fosse pronto un seggio parlamentare per il 2006 ma purtroppo per lui sono intervenute due congiunture sfavorevoli: la riforma elettorale in senso proporzionale e lo scandalo Unipol.
Nell'infantile tentativo di sottrarsi alle accuse di collateralismo tra politica e cooperazione rossa i vertici dei ds, con estenuante fatica e tra nuove inaspettate difficoltà, hanno deciso di non candidare nessun dirigente di nessuna azienda, lasciando così il povero Giuliano senza il meritato premio aziendale che fu invece del suo predecessore e di tanti altri iscritti e militanti comunisti o post comunisti che a turno siedono nel Parlamento o nelle varie presidenze regionali.
Grazie ai canali di questo complesso vaso comunicante che alimenta partito, sindacato, giunte, industrie, economia e finanza dello stesso colore rosso, in un balletto di nomine assolutamente interscambiabili dove la fede al partito e le capacità manageriali sono valorizzate a discrezione dei dirigenti locali o nazionali dei Ds, é cresciuto a dismisura il più elefantiaco caso di conflitto di interesse tra politica e finanza che l'opinione pubblica abbia mai tollerato o ignorato.
Ma torniamo al nostro Giuliano Poletti e al caso Unipol. Bene, io confesso di essere rimasta colta dallo stupore nel leggere che il presidente di milioni di soci delle coop, il cane da guardia della loro vita lavorativa, dei loro risparmi e dei loro investimenti, nulla sapeva delle attitudini imprenditoriali di un personaggio suo compagno di partito come Consorte. Per cui, alla stregua di un qualsiasi babbeo da "Mi manda Raitre", a lui avrebbe affidato la gestione di parte dell'immenso tesoro racchiuso in quella cassaforte denominata Olmo. Ma suvvìa! Questa é davvero incredibile! I giornali hanno scritto, inchieste si sono fatte e da anni molti esperti amici e critici del finanziere Consorte ne raccontavano avventure e disavventure. Ma Poletti nulla sapeva e cadendo dal pero prende cappello e si dissocia anche da se stesso tessendo romantiche lodi di quel meraviglioso mondo della solidarietà e del lavorare per amore e nell'amore, disinteressatamente coordinato dalla sua Lega delle cooperative.
Ma le dimissioni no?

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