24 gennaio 2006

Povero Prodi, credeva fosse amore e invece era un calesse

Ieri per ben due volte, nello spazio di due ore, Romano Prodi ha convocato i giornalisti.In entrambe le conferenze stampa si é limitato a respingere le accuse che gli sono state rivolte in questi giorni da Silvio Berlusconi e dopo alcune altre dichiarazioni sullo scioglimento delle Camere ha salutato i giornalisti sottraendosi alle loro domande.
Questo modo di agire in campagna elettorale sembrerebbe più un disimpegno che un impegno del leader dell'Unione, una sorta di laconico disbrigo dell'ordinaria amministrazione imposto dal contratto.Eppure sono trascorsi poco più di tre mesi da quelle mitiche primarie che lo incoronarono (davanti alle telecamere di tutto il mondo, presenti per riprendere l'evento e diffondere le immagini delle lunghissime code ai seggi) leader unico e incontrastabile della coalizione di centrosinistra.Ricordiamolo, quel 16 ottobre fu funestato dall'avvenuta approvazione alla Camera della nuova legge elettorale avvenuta due giorni prima. Ma l'ostruzionismo al Senato e l'incognita Ciampi lasciavano ancora sperare.Prodi si guardava bene dall'ammetterlo e, mentre raccoglieva gli allori della vittoria, cercava di non pensare allo sconquasso che il proporzionale avrebbe portato dentro i delicati equilibri della coalizione. Eh sì, perchè alle primarie era arrivato dopo lunghe ed estenuanti trattative coi tanti partiti alleati famelici di collegi e di rimborsi elettorali.Tutto lo spartibile era stato spartito, salvo qualche rimasuglio per i pannelliani e i socialisti di Boselli che ancora non si erano accordati.Imponderabilmente con questa nuova legge il Cavaliere aveva rovesciato i tavoli dell'Unione e come diceva Bartali, "gli era tutto da rifare". Chiaro quindi che dietro tanto ostruzionismo parlamentare c'era questo inconfessabile dramma dell'Ulivo.Però nei giorni successivi alle primarie il leader vittorioso era ancora galvanizzato e pieno di entusiasmo per cui continuò nella sua cavalcata elettorale.Cominciò a sparare a zero contro il Presidente del Consiglio davanti ai giornalisti stranieri durante un suo tour in Spagna e in Inghilterra. Tornato a Roma convocò ancora i giornalisti della stampa estera per continuare l'opera di demolizione del Cav. su base internazionale, dimostrando, ahinoi, un pessimo senso dello Stato visto che attaccando così il Presidente del Consiglio eletto dagli Italiani, inevitabilmente feriva l'immagine dell'Italia tutta all'estero.Intanto si stava consumando un'altra terribile tragedia, quella dell'Unipol! Mai il professore avrebbe potuto immaginare che il comodo viaggio in autostrada verso la vittoria elettorale con apoteosi finale di un'Unione padrona dell'Italia e delle banche tinte di rosso, si sarebbe trasformata in un calvario di simili proporzioni.Certo essere combattuto tra Abete e Consorte non era molto comodo ma, si sa, la vita a volte é bizzarra.Arrivano le intercettazioni del Corriere e seguono le prese di distanza di Romano dagli alleati diessini.Quella che sembrava un piccolo smottamento si trasforma ogni giorno che passa in una vera e propria frana con l'intercettazione della telefonata tra Consorte e Fassino.Oltretutto nel frattempo Ciampi ha firmato la riforma elettorale proporzionale il 22 dicembre e tutte le speranze per salvare il "lavoro" fatto in precedenza sono perdute.Dal Congresso dei Repubblicani arrivano i lamenti di Prodi che, scantonando dai fatti Unipol, coop rosse e Ds, recrimina sulla fine dello spirito delle primarie e sul partito democratico che non si fa.
Il tutto tradotto significava: mi avevate illuso con promesse di collegi, deputati, il mio nome sulle schede e invece sono l'unico rimasto senza lista e senza candidati per fare almeno un gruppo parlamentare mio.Il partito democratico in effetti era solo un pretesto per aprire le trattative su quante circoscrizioni gli altri leader erano disposti a cedergli. D'altronde tutti erano consapevoli che sarebbe stato assurdo cambiare per l'ennesima volta il nome della coalizione a poche settimane dalle elezioni.La nottata sullo psicodramma prodiano finì con 15 circoscrizioni sicure, cioè 15 deputati garantiti.Il giorno dopo l'onorevole Finocchiaro su Skytg24, col tono della mamma che ha appena accontentato il bambino capriccioso, ebbe a rispondere a Maria Latella: "...15 deputati non sono pochi, alla Camera vi sono gruppi con anche meno iscritti..." , quindi...Insomma mentre il piccolo anatroccolo della favola diventa cigno, il nostro cigno diventa sempre più anatroccolo?Forse é dovuto a questo suo essere stato messo in disparte il suo smarcarsi dal resto della coalizione?Avrà notato anche lui che il giovane Rutelli impegnato nel faccia a faccia con Berlusconi lo ha appena velocemente citato sì e no tre volte nell'arco di quasi due ore di trasmissione?Sembra proprio che tutti corrano per sè e nessuno per Romano, ma non é detto che finisca qui. I ciclisti sanno fare anche le volate...i ciclisti però, le mortadelle un pò meno.

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