2 gennaio 2006

Siamo noi i Kulaki del 2000?

Negli anni trenta il mondo non potè assistere allo sterminio dei contadini Kulaki ucraini che rifiutarono la collettivizzazione pianificata dal "nuovo ordine socialista" nato con la rivoluzione russa.
Stalin sigillò i granai e tolse ai contadini ogni fonte di sostentamento. Ne seguì una carestia che causò la morte di milioni di innocenti.
L'Ucraina di oggi non teme più Stalin ma si trova ancora una volta sotto il ricatto del Cremlino che usa l'arma del gas come in passato usò il grano.
Di certo la storia non si ripeterà ma é inquietante vedere il riproporsi di quei metodi punitivi che oggi vogliono colpire un popolo che guarda finalmente agli USA e alla democrazia.
In questi giorni ho seguito nell'informatissimo  blog di Mario sechi, la genesi e gli sviluppi della crisi tra Mosca e Kiev, senza perdermi le analisi geo-economiche di Carlo Stagnaro e dei 2Twins.
Questi tre intelligenti analisti hanno disegnato uno scenario realistico quanto preoccupante per noi Europei ma soprattutto per l'Italia che si trova ad affrontare una crisi energetica grave e imprevista, scoprendosi priva di risorse proprie.
A questo punto mi chiedo, tra il serio e il faceto, considerando le debite differenze e proporzioni, non é che a causa della nostra totale dipendenza dal gas asiatico, dal petrolio arabo e, aggiungo io, dal nucleare francese stiamo rischiando di trovarci un giorno ad affrontare le stesse paure dei contadini Kulaki?
Temo che in Italia si stia perdendo tempo a rincorrere energia solare e orribili torri eoliche, tirando a campare nella speranza dell'immutabilità degli equilibri geo-politici.

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