4 febbraio 2006

"Submission" e il Corano sulla nostra pelle.

Il 2 novembre del 2004 venne assassinato Theo Van Gogh, il regista del film "Submission". L'Europa fu scossa da un'ondata di orrore e terrore e soprattutto di incredulità. Fummo tutti storditi da un delitto così selvaggio e crudele commesso nel Paese più evoluto e tollerante d'Europa. Da quel momento l'ultimo film di Van Gogh, scritto da Ayaan Hirsi Ali, una donna di origine somala, divenne pericoloso per la vita di chiunque avesse avuto a che fare con esso, se pur come semplice spettatore. Per paura la pellicola venne ritirata dallo stesso produttore e nessuno la proiettò più nelle sale o dai teleschermi. Ma nel 2005 il film tornò a far parlare di sè tra mille polemiche e accuse di "sottomissione" ai dictat dei fondamentalisti islamici, dirette al parlamento UE e agli organizzatori di vari festival cinematografici che censurarono il film.
Molti però poterono finalmente visionarlo anche perchè il video venne inserito nel web. Si poterono così valutare le scene che avevano causato lo scorrere di tanto sangue e ancora tanto minacciavano di farne scorrere. Anche io ho seguito, con emozione, la testimonianza che la protagonista del film rende sulla sua condizione di vita di donna musulmana. Le scene sono tutte molto toccanti ma l'immagine che, a mio avviso, più fa riflettere é quella dei versi del Corano "stampati" sulla pelle dell'attrice. Un'immagine simbolica che se in "Submission" induce a concludere che sulla pelle delle donne islamiche si accaniscono con violenza molti precetti del Libro di Maometto (forse volutamente male interpretati, quando non addirittura inventati come per le mutilazioni genitali femminili), in diverso modo e con diversi tragici effetti una lettura talebana delle sure si abbatte sulla pelle di tutti i fedeli islamici, uomini compresi. La sharìa, la jihad, il terrorismo suicida, l'allienazione da ogni volontà di progresso e di diritto alla libertà o alla democrazia e infine la crudeltà disumana dei tribunali islamici mietono vittime innocenti di ogni sesso ed età in nome della legge di un Dio che però chiamano Misericordioso. Ma le idee forti si sa fanno presa sulle coscienze e la forza travolgente di questa idea dell'implacabile Dio dell'Islam sta dilagando grazie a una serie di fattori fisiologici leggibili attraverso la geopolitica recente ma anche grazie proprio all'odio per le altre religioni che si é radicato ormai nella mente di milioni di musulmani abbandonatisi all'integralismo anche in Paesi dove l'Islam era stato sempre vissuto con laicità (vedi la Bosnia). La violenza genera violenza per cui colui che la subisce fin dall'infanzia vissuta tra segregazioni e punizioni crudeli, cercherà il nemico sul quale riversarla. Ed eccolo il nemico, si chiama occidente! Fragile, pavido e facilmente vulnerabile perchè non si é nutrito dello stesso odio di cui tutte quelle donne e quegli uomini che in questi giorni minacciano persino la nostra libertà di espressione, si sono invece nutriti. La circostanza inquietante di quelle vignette che pubblicate già nel settembre scorso incendiano le sensibilità religiose di milioni di musulmani quattro mesi dopo, rappresenta forse una prova generale di forza orchestrata da quei leader arabi e medio orientali i quali convocano gli ambasciatori europei lanciando minacce di ritorsioni verso i paesi che si sono macchiati del "delitto" di libera espressione del pensiero? A questo punto chiedo: saremo in grado di difenderci prima che anche noi occidentali proviamo sulla nostra pelle la violenza fondamentalista di cui siamo in piccola parte già stati vittime a Madrid, a Londra, ad Amsterdam e in tanti altri luoghi del mondo? Con pragmatismo, freddezza e lucidità riusciremo a raggiungere la consapevolezza condivisa del pericolo ed affrontarlo senza speculari guerre sante ma anche senza relativismi buonisti che consegnerebbero all'assolutismo fondamentalista le nostre conquiste di libertà?

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