11 marzo 2006

La magistratura telecomandata e le ansie di Prodi

Prodi è indubbiamente definibile un ragazzo molto sensibile per come reagisce di fronte all'illegalità e alla menzogna. Infatti alla notizia per lui "inaspettata" dell'inchiesta sulle intercettazioni imputate all'ormai ex ministro Storace, diffusa dai media con la "consueta sobrietà", si è dichiarato istantaneamente "molto preoccupato". Qualcuno forse potrebbe notare una leggerissima contraddizione nei comportamenti del candidato a Palazzo Chigi, ricordando il mutismo assoluto che lo colse (di certo dovuto allo shock) quando emersero le malefatte dell'Unipol che portarono alle dimissioni dei suoi dirigenti, notoriamente organici ai Ds. Ammutolì in diverse imbarazzanti occasioni che coinvolgevano la sua parte politica, per esempio quando il neo candidato Caruso difese i terroristi di Hamas davanti alle telecamere di Al Jazira o quando altri suoi alleati bruciarono le bandiere americane e israeliane in piazza. Tacque recentemente (sempre per il forte turbamento) quando Diliberto insultò il Presidente e il Congresso degli Stati Uniti. Infine non è apparso per nulla preoccupato, anzi la cosa lo ha molto divertito, quando (dimostrando un ben strano senso dello Stato) si è fatto beffe del Parlamento, della legge e delle regole democratiche, sottraendosi alle prescrizioni della commissione parlamentare di vigilanza della Rai. Sì, Prodi è molto preoccupato ma noi umili cittadini lo siamo di certo più di lui. Ci preoccupa soprattutto che le procure offrano ai media interi fascicoli di inchieste dove un candidato alle elezioni è chiamato in causa dalla pubblica accusa e che ciò avvenga senza che nessuno reagisca appellandosi a uno straccio di codice sulla turbativa del sereno andamento di una campagna elettorale. Sappiamo che esiste un articolo del codice penale che punisce coloro che turbano l'ordine pubblico (Art. 656: Chiunque pubblica o diffonde notizie false, esagerate o tendenziose, per le quali possa essere turbato l'ordine pubblico, è punito, se il fatto non costituisce un più grave reato, con l'arresto fino a tre mesi o con l'ammenda fino a lire seicentomila.); è accettabile quindi che in una vera democrazia si continui a cercare di condizionare la volontà degli elettori a colpi di indagini di certa magistratura senza che questo possa essere considerato reato? Abbiamo o no il diritto di preoccuparci per il fatto che anche in questa tornata elettorale Silvio Berlusconi sia stato colpito dalla procura milanese? A differenza del sig. Prodi che ne è il pupillo, possiamo preoccuparci per il comportamento della stampa che all'unisono e con gli stessi toni da apocalisse ha trattato l'inchiesta sulle intercettazioni telefoniche (di oltre un anno fa) ai danni di un candidato uscito tra l'altro vincitore su Storace? Possiamo sentirci molto ma molto preoccupati per questi arresti eseguiti tanto platealmente in favore dei media neanche si fosse trattato della cattura di Provenzano e dei suoi accoliti? Qualcosa non torna e soprattutto i tempi elettorali non tornano. L'esperienza di questi anni ci conferma che non c'è nulla di più scontato di un Prodi coniglio che tanto teme il suo brillante avversario da aver chiesto agli amici-compagni magistrati e giornalisti un altro aiuto (tanti ne sta ricevendo in queste settimane) al fine di indebolire la posizione del Presidente del Consiglio e trovarsi avvantaggiato grazie a queste propizie, per lui, vicende.

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