19 marzo 2006

Silvio Berlusconi, il principe del Popolo dei Produttori

Se è vero che esiste un Popolo dei Produttori, come scrive lo psicologo liberale, libertario, autore di saggi sulla psico-politica prof. Luigi De Marchi, ieri Silvio Berlusconi si è presentato come il leader di questo Popolo che tale lo ha riconosciuto dalla platea della Confindustria. E' arrivato claudicante sul palco degli oratori e a tutta prima ha assecondato la paludatissima e ingessatissima organizzazione della convention vicentina per, poco dopo, scagliare lontano da sè la fastidiosa feluca calzata di malavoglia e lanciarsi nello sfogo. E' stato durissimo, riuscendo a scuotere così dal torpore la sua gente, i suoi antichi alleati tra quel Popolo dei Produttori schiacciato e tiranneggiato dai veri padroni dell'Italia: i burocrati, gli statalisti e la loro classe dirigente parassitaria. Il Cav. ha voluto difendere le idee che ha sempre considerato patrimonio condiviso da quel mondo che ancora ieri lo circondava ma che quelle idee si accingeva a svendere per allearsi al "nemico" di sempre. E allora ha gridato in faccia ai traditori la sua rabbia, mentre questi si stringevano tra di loro ormai già schierati col "nemico" di un tempo ma compagno nei salotti romani dei nuovi potenti di oggi. Infatti sul palco, come in un moderno Colosseo, sedevano i nobili col pollice verso mentre in platea l'entusiasmo per il ritrovato orgoglio da chi forse si stava rassegnando a consegnarsi mani, piedi e impresa, a una sinistra che, come ha detto persino Mario Monti, ha nella sua coalizione forze che impediranno ogni riforma auspicata dagli stessi imprenditori organizzati. Neppure il colpo della strega (una strega della CGIL, come ha detto scherzando) lo ha fermato. "La rabbia e l'orgoglio" sono echeggiati nella sala attraverso lo sfogo del premier, forse ancora intento a stropicciarsi le orecchie e gli occhi incredulo per tanto "capovolgimento totale della realtà". Dalla prima fila della platea il Della Valle-Casarini (uno che parla come quelli che è facile incontrare nelle birrerie dei centri sociali, intenti a bere Mecca cola e fumarsi uno spinello) gridava insulti mentre veniva fischiato dai suoi stessi colleghi. Più tardi il calzaturiero parlerà di clac e di una sala piena di infiltrati di FI. Vi ricordate i figuranti che applaudivano Berlusconi al Congresso americano? Ieri a Vicenza c'erano i clacchisti a conferma che non può esistere al mondo nessuno che possa spernacchiare un ricco capitalista di sinistra come Della Valle e applaudire un uomo in preda a confusione mentale come Berlusconi. Per questo, col sarcasmo degno di un disobbediente alla Caruso Diego, Della Valle ha dichiarato riferendosi al Presidente del Consiglio (al quale dà sempre del tu, come usa fra i compagni): «Mi preoccupa molto lo stato in cui ho visto Berlusconi. Tutte le persone che gli vogliono bene gli stiano vicino». Forse all'imprenditore neo global sfugge che, per poco che siano, sono comunque alcuni milioni i cittadini che vogliono bene al premier e che gli staranno vicino, pertanto non farebbe male a ricordarsene e non mancare di rispetto tutti coloro che hanno votato l'attuale capo del governo. Quanto avete appena letto è un testo semiserio o semiallegro, dipende dalla prospettiva, la parte seria della cronaca dell'assemblea di Vicenza sta nell'ipocrisia con la quale Montezemolo e Pininfarina (almeno su questo Della Valle è il più trasparente) cerchino di nascondere la scelta di campo che Confindustria ha compiuto da un pezzo. Sull'IRAP e sul cuneo fiscale Montezemolo è ottimista quanto Prodi su come trovare i fondi e magari andare oltre i i 5 punti promessi dall'Unione (anche 10 dice il pres. confindustriale), in contrasto con Tremonti, scettico sulla reperibilità dei finanziamenti. La parola concertazione non è uscita dalla bocca di Luca Cordero ma il senso di ciò che egli auspica va in quella direzione. Ascoltando l'intervento finale del presidentissimo Fiat, si può rilevare quanta indulgenza egli abbia speso verso il centrosinistra e quanta severità verso il centrodestra, persino criticando duramente la nuova legge elettorale. Ma le parole più chiare e inappellabili le ha pronunciate Andrea Pininfarina: "...A noi non interessano gli errori commessi nel passato ma giudicheremo ciò che verrà fatto nel futuro..." Queste parole, arrivate dopo quello che i giornalisti del Corriere chiamano "lo show di Berlusconi", sono risuonate come una promozione a Prodi e al suo nefasto programma.

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