5 aprile 2006

Caro Cavaliere, io l'ho già votata, ora mi liberi dallo Stato

Caro Cavaliere, il mio voto per Lei è già partito in busta chiusa. Come vede non sono stata una cogliona (ehm, quando la esortavo a parlare alla pancia degli elettori non intendevo così in basso, però) e ho scelto chi promette meno tasse per tutti. Ho votato Lei e la Sua coalizione per non tornare indietro ma ora mi chiedo e Le chiedo: come andiamo avanti? Vivere all'estero mi ha portata ad avere una visione più ampia e precisa dei mali endemici di cui è afflitto il nostro Stato iperburocratizzato, perciò quando Lei dice che l'Italia è "un'azienda complicata" le rispondo che, vivendo nel Paese dell'amministrazione pubblica più semplificata d'Europa, ne colgo tutta l'abissale differenza. Le istituzioni italiane sono diabolicamente complicate e questo le rende insopportabilmente onerose per le nostre tasche. Sono troppe, invadenti, spesso stupide e mai al nostro servizio. Butti giù questa "azienda Italia" appesantita da un esercito smisurato di burocrati inviso a qualunque liberale, liberista o coraggioso produttore di beni e di benessere, prigioniero dei mille sportelli dietro i quali siedono comodamente a vita i dipendenti dell'italico pubblico apparato. Riduca gli sprechi. Abolisca i privilegi statali. Privatizzi e liberalizzi tutti i servizi. Semplifichi a misura di bambino il rapporto tra individuo e Stato. Lasci nelle mani del Pubblico solamente i servizi essenziali alla sicurezza, alla sanità e all'istruzione. Faccia in modo che tra chi paga le tasse e chi eroga i servizi da queste finanziate nasca un patto di reciprocità, un trade off basato sull'interesse del contribuente a pagare in cambio di servizi utili ed efficienti. Le basteranno cinque anni? Temo di no ma un buon risultato potrebbe ipotecarne altri cinque. Non poniamo limiti alla Provvidenza! Anticipatamente La ringrazio e La saluto cordialmente Perla

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