9 aprile 2006

La Casa delle Libertà vincente come terapia sociale

Non so se il mio si possa definire un appello al voto, per la Cdl, naturalmente. Non so come si scrivono gli appelli, io. Una cosa però la so bene: questo governo deve continuare il suo lavoro! Mi aspetto, da italiana che dall'estero guarda con attenzione maniacale quanto sta avvenendo nel suo Paese d'origine, l'avverarsi di un desiderio: il compimento della desocialistizzazione della cultura italiana. Vorrei che un uomo ricco, anzi ricchissimo, continuasse a governare la nazione europea più comunista d'occidente. L'Italia ha bisogno di un Presidente del Consiglio come Berlusconi, ne ha bisogno come terapia contro il male che l'affligge da oltre cinquant'anni: l'odio di classe! Un odio instillato a piccole e grandi dosi nelle coscienze di noi Italiani immersi e sommersi dalla cultura antifascista, resistenzialista, operaista che, a partire dalla nostra Costituzione a forte impronta togliattiana, ha intossicato le coscienze di generazioni di italiani con dosi massicce di venefica invidia sociale. Attraverso i libri di testo, dalle aule scolastiche della nostra infanzia fino all'università, abbiamo imparato quanto fosse stato crudele il fascismo e quanto buono e da imitare fosse il modello comunista, che "povero" è bello e "ricco" è criminale. Ci siamo convinti che "la classe operaia va in paradiso" e la ricca famiglia Berlusconi (già mostruoso protagonista con questo cognome di un film di straordinario successo del 1977 di Dino Risi, "La stanza del Vescovo") va dritta all'inferno. Ci hanno manipolati tanto bene da convincerci che la meritocrazia è un male che porta ingiustizie e disuguaglianze mentre il 6 politico per tutti è un diritto, una grande conquista per il proletariato sempre ostile ad ogni forma di perversa competizione individualista. Quel 6 politico per tutti (apparso e scomparso col sessantotto) si è trasformato in un anticorpo ideologico latente nel nostro comune sentire, pronto ad attaccare e distruggere il pericoloso "virus" liberale del rischio individuale come valore da promuovere in una società moderna occidentale. Per alcuni decenni siamo vissuti ignorando, noi stessi per primi, quanto fossimo dei comunisti "in sonno", finchè uno stramaledetto riccone della Brianza non ci ha sfidati col suo successo mettendosi contro i nostri padri-padroni statalisti, potenti professionisti della politica partitocratica e assistenzialista. Ci siamo svegliati così antiberlusconiani viscerali cantando "Bella ciao", ignari che con quel canto cercavamo di esorcizzare non tanto l' invasor ma la nostra imbarazzante mediocrità di fronte alla quale ci aveva posti quel Cavaliere del Lavoro. L'odio latente per quel produttore di ricchezza é deflagrato coinvolgendo quasi metà di noi Italiani. Alla sinistra non é restato che raccogliere e organizzare quest'odio e farne il suo unico potente strumento di conquista del potere. L'antidoto "omeopatico" contro tutto questo può essere solo lo stesso Silvio Berlusconi.

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