15 luglio 2006

La maleducazione al potere.

Prima venne lo sprezzante Prodi che si rifiutò di accettare le regole della par condicio stabilite dal Parlamento. Poi ci inflissero la notte degli oscar senza oscar in piazza Santi Apostoli quando, spudoratamente, annunciarono al mondo la vittoria elettorale che non c’era. Il 25 aprile e il 1 maggio si appropriarono delle piazze e, con arrogante autoreferenzialità, riproponendo i vecchi e stantii slogan della retorica resistenzialista e operaista, scatenarono i violenti epigoni delle brigate partigiane post liberazione, con le conseguenze che conosciamo. Seguì l’esproprio delle più alte cariche istituzionali con la prepotenza dei piccolissimi numeri. Voracemente ora si sono spartiti tutti i posti di potere disponibili, senza mai fare conto dell’altra metà degli elettori che aveva premiato la Cdl con un voto di parità e forse persino di maggioranza. Da quella notte del 10 aprile sono trascorse pochissime settimane ma già i neo eletti alle più alte e delicatissime funzioni dello Stato hanno ripetutamente abusato di queste per favorire la propria coalizione, quando non addirittura il proprio partitino. Qui una delle esternazioni del presidente di tutti i Deputati (così si auto definì) Fausto Bertinotti che Phastidio ha registrato con brillante sagacia. Alla sfilata del 2 giugno la terza carica dello Stato si presentò nella tribuna delle autorità ostentando con un simbolo arcobaleno! In quell’occasione dichiarò alla stampa che sarebbe stato meglio vedere i soldati sfilare senza armi. (?!?!) Durante la seduta parlamentare del 13 luglio alcuni Deputati del centro-destra hanno protestato per l’assoluta mancanza di rispetto verso la Camera che il rifondarolo loro presidente dimostra con le sue continue assenze da Montecitorio. I parlamentari accusano Bertinotti di usare i mezzi che la carica gli offre per promuovere il suo partito sulla scena internazionale. E il Presidente della Repubblica? Eccolo in piena campagna referendaria sulla riforma costituzionale schierarsi col no. E qui rallegrarsi per la sconfitta degli elettori che avevano votato sì! In questi ultimi giorni ha raggiunto il massimo della maleducazione e della faziosità lanciando moniti alla sua coalizione divisa sul voto per la missione in Afghanistan. Le sue sono state le parole di un dirigente di partito che esorta la propria parte politica violando l’autonomia decisionale dei parlamentari. Tutti dentro l’Unione si sentono intoccabili e inattaccabili padroni della Cosa Pubblica. Tanta arroganza gode della complicità dei media ma anche, ammettiamolo, dell’assenza di voci indignate dell’opposizione. Dentro i Palazzi neppure le interpellanze urgenti della minoranza vengono rispettate, se è vero com’è vero che il ministro dell’economia Padoa-Schioppa non si è neppure presentato in Aula mandando al suo posto il ministro della giustizia Mastella. Come ha spiegato alla vicepresidente di turno alla Camera l’on. Buontempo, mai un ministro indisposto era stato sostituito da altri che non fosse quello dei Rapporti col Parlamento! Ma evidentemente Chiti non conosce il regolamento della Camera e il presidente Bertinotti era in tutt’altre faccende affaccendato per poter redarguire il Governo. Ma non basta! Dopo aver sarcasticamente denigrato il governo Berlusconi per aver introdotto due nuovi ministeri, il governo Prodi conia un eufemismo come "spacchettamento" e aumenta a dismisura incarichi di governo e costi economici a carico della collettività. E che dire della farsa sull'incompatibilità tra carica elettiva e carica di governo messa in scena a palazzo Madama? Forse o senza forse l'unico fulgido esempio di rispetto delle Istituzioni ci viene offerto dall'azzurro Fitto! Si potrebbe riempire un dossier con gli episodi simili a questi che stanno portando alla degenerazione delle nostre istituzioni, per l’arroganza di questa sinistra paladina di una Costituzione della quale non rispetta neppure l’abc. Ora dobbiamo farcene una ragione! Questa sinistra-centro appartiene senza dubbio a una razza antropologicamente superiore, non si spiega in altro modo la sua capacità di trasformarsi da minoranza nel Paese in maggioranza assoluta con un potere assolutista.

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