6 luglio 2006

Le liberalizzazioni all’italiana e quelle alla scandinava

Se io fossi Phastidio saprei come fare informazione e divulgazione su una materia tanto ostica come è quella dell’economia. Purtroppo sono soltanto una modesta osservatrice delle cose e, grazie a una certa esperienza e a volte buonsenso (?!), proverò a raccontare cosa avviene in un Paese socialdemocratico, dove esiste la libertà di impresa, sconosciuta al socialismo reale che vige in Italia. Condivido appieno quanto Phastidio ha spiegato nei giorni scorsi sul pacchetto Bersani e, come altri prima di me, anch’io giudico le iniziative del ministro del “sotto-sviluppo” economico insufficienti in quanto non intaccano i veri monopoli che strangolano la libertà di iniziativa del cittadino e persino quella più vitale di espressione. Anche la Norvegia aveva un gestore pubblico e monopolista della telefonia, la Telenor, ma, da quando il settore è stato liberalizzato, questo ha dovuto assoggettarsi alla concorrenza, mantenendo pochissimo della sua posizione dominante. In questi anni sono nati o giunti nuovi gestori privati, come Tele2, Telia, Net.com e molti altri che si sono divisi fette, grandi e non, del piccolo ma denso mercato delle telecomunicazioni norvegesi. Questo è uno dei Paesi più informatizzati del mondo e la “rete” è estesa in modo capillare a copertura di tutte le esigenze di device, sia del pubblico che del privato. Con l’avvento della banda larga i “grandi” centri abitati ricevettero subito il servizio Adsl ma i minuscoli villaggi sperduti tra i fiordi (vedi anche il mio) sembrava dovessero accontentarsi dell’Isdn, in quanto nessun gestore importante voleva accollarsi un investimento a perdere, vista l’esiguità del bacino di utenza. Finchè nel febbraio 2002 nacque la Loqal (un consorzio di tre società erogatrici di energia elettrica) che utilizzò i propri impianti per il passaggio delle fibre ottiche. Dopo relativamente poco tempo la Loqal offrì la connessione a banda larga ai 400 abitanti di questo sperduto paesino purchè l’avessimo richiesto almeno in 30. Oggi questo consorzio raggiunge anche i 25.000 mega byts di velocità e offre una gamma di servizi ad alta tecnologia che farebbe impallidire la Telecom. I suoi sei dipendenti lavorano con entusiasmo e pochi giorni fa ci hanno annunciato l’assunzione di un settimo collaboratore. Tutti i rapporti con l’azienda vengono trattati per corrispondenza, installazione e contratto compresi. L’ultimo aggiornamento della mia utenza parla di 16 megabyts di velocità, senza limitazioni di servizi Adsl. Il costo mensile è di 75 euro e comprende anche l’abbonamento per la telefonia a banda larga. Questo è quanto accade in Scandinavia dove, senza troppi scrupoli, nel 2002 sono stati chiusi tutti gli uffici postali periferici e licenziati i dipendenti che vi lavoravano. Molto pragmaticamente lo Stato aveva preso atto che con l’informatizzazione questo servizio era divenuto obsoleto. Noi cittadini ne abbiamo tratto vantaggio in quanto possiamo usufruire del residuo vecchio servizio postale presso lo stesso piccolo supermercato dove andiamo a far spesa. Per concludere credo che i miei connazionali oggi al governo griderebbero allo scandalo e al liberismo selvaggio se conoscessero bene di cosa parlano quando si fingono socialdemocratici alla vichinga.

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