28 agosto 2006

Il partito di dio distrugge e il partito di dio ricostruisce

Quando l'esercito israeliano (IDF) partì al contrattacco dei missili degli Hezbollah, si trovò sistematicamente di fronte a una serie di laceranti interrogativi. Quello che lo tormentava più di tutti era sul come agire ogni volta che le micidiali armi dei terroristi venivano localizzate sui tetti delle case civili libanesi.

La vocazione al martirio che tutte le organizzazioni fondamentaliste islamiche sentono e predicano, quando addirittura non impongono con la violenza, non appartiene di certo alla cultura di una democrazia solida come quella israeliana.

Proprio in questi giorni le proteste dei militari contro il governo di Holmert testimoniano quanto persino coloro che mettono a rischio la propria vita lo facciano con professionalità e che questa professionalità difendono contro chiunque la disconosca, anche contro i vertici dei comandi. L'IDF si è trovato quindi a doversi fare carico di tutelare anche la vita di donne e bambini libanesi che i sanguinari Hezbollah usavano come scudi umani a protezione delle loro basi, delle loro infrastrutture e dei loro missili puntati su Israele.

A volte gli sforzi per far sgombrare le famiglie hanno avuto successo, a volte no (spesso terroristi e civili simpatizzanti convivono, condividendo l'odio anti-sionista) ma l'organizzazione e i missili del partito di dio dovevano essere distrutti, per cui con essi sono cadute le "incolpevoli" case sottostanti. Inevitabilmente questo ha prodotto migliaia di sfollati, famiglie pronte a disperarsi davanti alle telecamere del mondo intero e l'aumento, se ce n'era bisogno, dell'odio contro lo spietato popolo ebraico con la sua "reazione sproporzionata" all'"innocuo solletico" degli Hezbollah.

Pertanto i fatti che si sono succeduti dal cessate-il-fuoco in poi ci fotografano due realtà che raffigurano, da una parte, la crisi di un governo sul modello occidentale, garante delle libertà e del rispetto dei suoi cittadini, e, dall'altra, il successo tra la popolazione di un esercito di fanatici che predica l'odio per la propria e l'altrui vita.

E' davvero quasi surreale osservare che mentre Holmert deve difendersi dagli attacchi dei suoi militari che lo accusano di incapacità e inadeguatezza, Nasrallah si riarma e si riorganizza coi suoi guerrilieri in attesa di nuovi ordini per muoversi anche dopo l'arrivo dei Caschi blu. Un terzo degli Israeliani chiede ragione di un mese trascorso nei rifugi in condizioni inimmaginabili ma nessuno chiede a Nasrallah ragione della morte di tanti innocenti spesso usati come bersagli dai terroristi. Le famiglie israeliane che hanno perso le loro case e i loro beni sono esasperate dalla "lentezza" delle pratiche per l'ottenimento dei risarcimenti dallo stato, mentre da Tiro si racconta di centinaia di sfollati che ricevono direttamente dalle mani di Nasrallah edi suoi accoliti dodicimila dollari ciascuno per la ricostruzione delle proprie abitazioni.

Le bandiere gialle degli Hezbollah sono issate sulle macerie che loro stessi hanno provocato ma la generosità di milioni di dollari per tempo pianificata proveniente dall'Iran (insieme a nuove armi) ne permette lo sventolìo rassicurante, in spregio a ogni senso comune e alla logica umana.

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