17 agosto 2006

L'Italia è rientrata nel solco della tradizione filoterrorista

Nel 1972, quando alle Olimpiadi di Monaco quelli di "Settembre nero" provocarono un massacro nel villaggio degli atleti Israeliani, tutto il mondo cominciò a conoscere la ferocia e l'odio che alimentava il terrorismo palestinese. Da allora una miriade di sigle, con Yassir Arafat sempre in qualche modo coinvolto, presero a indicare altrettanti gruppi del terrore tanto spietati quanto precisi nel diffondere paura e morte su scala internazionale. Anche l'Italia fu colpita dai fratelli, compagni nemici o alleati (a seconda delle convenienze) di colui che divenne il leader assoluto della Palestina. Eppure, nonostante anni di sangue sparso in mezzo mondo, il nostro governo Craxi del 1985, con il consenso trasversale di quasi tutto l'arco costituzionale, trattò col capo dell'Olp, favorendo la fuga dell'assassino dell'Achille Lauro, Abu Abbas e attirandosi le veementi proteste della Casa Bianca. Erano anni in cui Yasser Arafat entrava nei palazzi istituzionali di Roma col suo mitra in spalla ed era ricevuto con tutta l'affabilità che il suo valore meritava (?!). Quell'anno del 1985 si rischiò l'incidente diplomatico con gli USA, ma ne doveva valere la pena, visto il fine al quale i politici tendevano: tanta amicizia con Olp, Fatah, Flp e altri, ci avrebbe dovuto tenere al riparo dagli attentati da parte dei Palestinesi. Fortunatamente un Reagan pragmatico incassò il colpo e pace fu fatta. Però due mesi dopo, a Fiumicino, un commando armato (dimostrando assoluta ingratitudine verso l'Italia) sterminò 16 cittadini innocenti. Nonostante questo Arafat rimase l'amico fidato da proteggere. Nel frattempo, da anni, in questo clima idilliaco le BR ed altre organizzazioni clandestine andavano a scuola di lotta armata dai loro maestri mediorientali e da questi venivano riforniti di armi. Tranne che durante il governo Berlusconi, la politica estera italiana è sempre stata filo-araba e anti-israeliana, con un occhio benevolo proprio rivolto agli assassini di civili innocenti. Con questo spirito l'Ulivo non si dimenticò neppure del leader del Pkk, il terrorista curdo ricercato dalle autorità turche. E, a questo proposito, come non ricordare il primo governo D'Alema e il pasticciaccio brutto di Abdullah Ocalan? Anche in quell'occasione Palazzo chigi e la Farnesina si trovarono allo scontro con l'amministrazione americana, allora guidata da Clinton. Ma fu la Turchia che lanciò le peggiori minacce di rottura di ogni rapporto (prima di tutti quello commerciale), a causa di un'infantile quanto pericoloso gioco segreto condotto dai nostri sconsiderati politici del centrosinistra. La ricostruzione di questa vicenda meriterebbe molto spazio, per quanto è stata volgarmente gestita e resa intricata dai suoi protagonisti. Qui e qui le verità molto bizzarre e contraddittorie di Ramon Mantovani, il comunista recatosi in delegazione a Mosca per ritirare quel "pacco" ritenuto troppo ingombrante dai Russi, come dal resto dell'Europa dotata di un minimo di buonsenso. Ocalan venne scoperto subito ma ciononostante fu fastosamente ospitato in una villa vicino a Roma, protetta da un sofisticatissimo sistema di sicurezza. Là, sempre a spese di noi contribuenti, veniva viziato e ossequiato da una corte di intellettuali e politici della sinistra di lotta e di salotto. La vicenda si svolse tra la fine del '98 e l'inizio del '99 e si concluse tra gli imbarazzanti dietro-front di D'Alema e Dini. Al leader del Pkk fu mostrata la porta e un biglietto di aereo. Venne estradato tra profondi sospiri di sollievo di tutto il consiglio dei ministri ulivisti! Oggi, dal carcere, Ocalan detta ancora le condizioni al governo turco, offrendo il cessate-il-fuoco da parte della guerriglia di cui sarebbe ancora il riferimento. Alla stessa coppia D'Alema & Dini dobbiamo la liberazione dalle carceri statunitensi di Silvia Baraldini. Nell'estate del '99 la donna condannata per terrorismo dai giudici americani arrivò accolta a braccia aperte dalla solita Roma di lotta e di salotto, insieme ai mille movimenti di opinione fatti nascere per lei. Dopo la breve pausa dei 5 anni della Cdl a Palazzo Chigi, (durante i quali si era cercato "addirittura" di far tornare in Italia alcuni brigatisti pluriomicidi) il centrosinistra è potuto ritornare ai suoi antichi amori per i terroristi che combattono per l'eliminazione di Israele. Per questo Diliberto non sfiorerebbe mai la mano insanguinata di Bush, ma ha stretto vigorosamente quella "immacolata" di Nasrallah! In quanto a D'Alema, bè, si fa fotografare coi dirigenti di Hezbollah. Qui possiamo anche leggere cosa pensa di lui la comunità ebraica in Italia. Ed infine ecco una bella frase di Prodi: "Ora in Libano è emergenza, ma tra qualche mese dovremo riaprire la riflessione tra Israele-Palestina, altrimenti non vi sarà mai la pace". L'attuale premier sembra l'unico a non essersi accorto che a minacciare la pace e la sicurezza di Israele, ma probabilmente anche la nostra, oggi sono soprattutto Iran e Siria!, è scritto pure nella risoluzione 1701. -Veramente straordinario questo post di Phastidio -Ottimi consigli da Cantor a D'Alema -Il pessimismo di Bisquì

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