26 agosto 2006

Questa volta ha vinto Bush

Chiunque ricordasse la prima campagna elettorale del velleitario isolazionista Bush Jr. potrebbe comprendere, spero, il titolo di questo post. Non si tratta nè di paradosso nè di ingenua faziosità filo-americana ma di una personalissima riflessione sulla realpolitik e sullo straordinario pragmatismo che da sempre guidano le scelte più difficili della Casa Bianca.

Qualche giorno fa, in un commento, attribuii alla mancanza assoluta di una leadershep internazionale (pensavo agli USA) l'origine della canea dei mediocri e narcisisti leader europei che si agita dentro la crisi mediorientale.

Ma mi sbagliavo e l'ho capito meglio leggendo l'articolo di Riotta di questa mattina: "...la mancanza di guida lascia ogni crisi senza regia, l'Onu preda delle lobbies, le democrazie smarrite. Non è la forza degli Usa a creare problemi, è la debolezza dell'amministrazione di George W. Bush, verosimilmente la Casa Bianca meno efficace dai tempi di Hoover...".

Secondo me anche Riotta si sbaglia.

I grandi sanno sempre come trarre lezioni dagli errori e come riposizionarsi, modificando piani, alleanze e pure atteggiamenti psicologici, come dimostra di aver sperimentato George W. Quando si candidò alla Casa Bianca del 2000 Bush ignorava persino come fosse disegnata l'Europa nella cartina geografica e neppure gli interessava particolarmente conoscerla. Fu il tragico 9-11 che lo costrinse a guardare il mondo oltre Atlantico e a cercare alleanze nell'UE per sconfiggere i Talebani, Saddam Hussein e il terrorismo internazionale.

La storia la conosciamo tutti e anche i costi pagati da questa amministrazione americana in termini di vite umane, di immagine e di finanze. Il nuovo Bush pianificò l'esportazione della democrazia nei paesi afflitto dalle dittature laiche o teocratiche, per creare condizioni di benessere e di sicurezza per un sempre maggior numero di popoli. Una missione che, nell'intenzioni della Casa Bianca, avrebbe garantito la sicurezza anche degli Americani, dentro e fuori i confini degli States.

Le cose andarono malissimo.

Spento l'impeto iniziale contro i Talebani e Bin Laden, i capi europei lasciarono Bush solo con alcuni fidati alleati, tra i quali l'Italia di Berlusconi. Esplose un devastante-devastatore antiamericanismo e antiberlusconismo grazie al quale per tre anni si son riempite le piazze del mondo di pacifisti incendiari, organizzati e fomentati dalle nuove internazionali socialiste.

Ci è voluta una donna come Condoleezza Rice per incardinare una nuova diplomazia che parlasse a un'Europa ostile, disunita, pacifista, inetta, velleitariamente convinta di poter balloccarsi nelle crisi arabo-mediorientali applicando il soft power. Guardando l'Italia Rice, come testimoniato dalla guerra nei Balcani, ha capito che sono i catto-comunisti quelli più pronti a sparare o bombardare avendo il controllo ferreo delle piazze, oltre a un bisogno, quasi infantile, di essere legittimati e, perchè no, favoriti, dagli odiati Yankee.

Bush si è chiuso discretamente nella sua stanza ovale e da lì ha generosamente blandito gli amici italiani, coprendo Prodi di lusinghe mentre Condy si concedeva agli sguardi languidi di D'Alema.

Israele, puntualmente, ha seguito l'esempio del suo maggiore alleato, angosciato com'è dalle minacce di distruzione che lo circondano. Gli USA hanno saputo muovere e smuovere le varie Cancellerie con discrezione, senza esprimere giudizi sgradevoli (neppure contro certe "foto opportunity" di D'Alema) o di fronte alle resistenze di alcuni, Francia per prima, sulle regole di ingaggio.

A un mese dalla conferenza di Roma Bush e Rice possono tirare il primo sospiro di sollievo, per la prima volta in guerra ci andranno i pacifisti. L'opinione pubblica americana vedrà certamente con grande favore questo capolavoro diplomatico coordinato a Washinghton, che, per la prima volta, la terrà al riparo da esposizioni ai pericoli di un altro terribile conflitto.

Insomma, il Presidente può ritenersi soddisfatto, salvo che per un rimpianto che gli viene dal dover constatare quanto strumentale sia stata la foga antiamericana, antibellicista, quanti danni ha causato e quanto tempo ha concesso al terrorismo per meglio organizzarsi ed espandersi,. causando una scia di morte che non vede confini.

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