17 ottobre 2006

Consiglio di In-sicurezza

L’Italia ha ottenuto ancora una volta (la sesta) un seggio biennale dentro il Consiglio di Sicurezza dell’ONU.

Un regalo alla coppia Prodi-D’Alema confezionato in gran parte dal lavoro diplomatico

del precedente Governo Berlusconi.

Un successo di consensi simile a quello che nel 1994 raccolse il Polo delle Libertà.

Nel 2000, in pieno regime ulivista i premier Prodi, D’Alema e Amato si videro invece battuti dalla Norvegia, nella corsa all’ambìto scranno.

E ora? Ora godiamoci anche noi la festa con la quale tutti i media salutano questo avvenimento. Un successo “senza precedenti” raccolto da una coalizione che sa convertire anche le sconfitte in vittorie, figuriamoci cosa non riesce a creare quando si trova in mano un tanto palese trionfo!

Ma poi, passata la sbornia dei festeggiamenti, ci sarà qualcuno che si interrogherà sul valore di questa “conquista”?

Chi vorrebbe vedere crollare quel palazzo di vetro newyorkese sotto la forza calma e benefica delle democrazie, con oltre la metà dei Paesi che lo controllano spazzata via con tutte le dittature più feroci e corrotte che rappresentano, oggi non si rallegra per questo ingresso nel consiglio ristretto delle NU.

Ma, riflettiamo, quale sicurezza ci può garantire mai un organismo che da sempre ha visto tra i suoi membri permanenti Cina e Urss? E ancor di meno, diciamolo, ci può garantire l’allargamento, quasi a rotazione, a Stati che oggi non si possono non definire “canaglia”. Ricordiamo la Siria durante la crisi irachena, tra il 2002 e il 2003?

La sicurezza non è sinonimo di partecipazione se il ruolo dei garanti sono chiamati a svolgerlo cani e porci, cioè coloro, vedi Venezuela (oggi in lizza contro il Guatemala) sodale amico dell’Iran, che sono la causa prima delle sofferenze umane e quindi delle instabilità della pace nel mondo.

Festeggino pure gli onunisti ma non dimentichino i razzi con le granate che sono esplose in questi giorni contro le sedi dell’ONU a Beirut, forieri di tristi presagi poco in sintonia con le ciancie prodiane.

Qui si può ascoltare la notizia come è stata data dalla radio svizzera.

-Aggiornamento:

Di ciò che scrive Carlo Panella non condivido solo il titolo.

Tags: Italia, ONU, Consiglio di Sicurezza, Seggio provvisorio, Governo Berlusconi, Governo Prodi, Unifil, Radio Svizzera, Beirut

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