9 ottobre 2006

Parallelismi italo-russi

Anna Politkovskaya della Novaya Gazeta è stata assassinata nel giorno del compleanno di Putin. La notizia data così potrebbe tendenziosamente evocare un banchetto in onore del nuovo zar sovietico della "nuova" Russia, dove uno dei suoi fedelissimi servitori offre in dono la testa della giornalista.

Ma cosa pensa l'opinione pubblica russa? Prova più forte indignazione, fatalista accettazione o quasi totale indifferenza alla notizia di questo atroce crimine?

Può essere utile o forse no ricordare che Anna è stata messa a tacere applicando il metodo più usato dal regime comunista dagli anni 20 in poi e che di questi mezzi spicci (internamenti nei gulag, negli ospedali psichiatrici-lager e di infinite altre crudeltà) si sono sistematicamente serviti i dittatori nella repressione della dissidenza anticomunista nell'URSS.

Oggi tutti conosciamo, anche se solo in piccola parte, i crimini contro l'umanità di cui si è macchiato l'impero sovietico, ma quando questi delitti avvenivano tutti sapevano e tacevano per paura o per complicità. Oggi qualcosa di diverso avviene, forse molto sfugge finalmente alle maglie della censura e rimbalza nei media globalizzati. Eppure ci troviamo a riflettere su cosa provano milioni di coscienze obnubilate da ottant'anni di condizionamenti e di abitudine alle improvvise sparizioni dei "traditori" della grande rivoluzione proletaria.

Ed ecco il parallelo tra Italia e Russia: nel nostro Paese il partito comunista è riuscito subdolamente ad instaurare un potere che ha condizionato, impadronendosene, la cultura, l'istruzione, i mezzi di informazione, gran parte del sistema giudiziario e di quello economico-finanziario.

Grazie ai metodi assimilati presso la "scuola marxista-leninista" nella Mosca del secolo scorso (dove hanno studiato sia l'attuale Presidente della Repubblica che alcuni altri dirigenti dei partiti comunisti ora al Governo), troppi milioni di onesti ma assordati cittadini applaudono all'instaurarsi dentro lo Stato del vecchio socialismo reale, invece di indignarsene e ribellarsi.

Insomma, se il popolo russo fosse insensibile ai misfatti di Putin, come condannarlo alla luce dell'insensibilità dimostrata da gran parte degli Italiani durante il rastrellamento e internamento degli avversari politici della sinistra per mano delle Toghe rosse?

L'Italia è ancora un Paese democratico, nonostante questa sinistra, per cui morti ammazzati (abbiamo avuto solo qualche suicida sotto "mani pulite") non ce ne saranno, ma vista l'occupazione totale dello Stato e dei media che essa ha scientificamente operato, la libertà di parola e di impresa è già a rischio.

Magari sto esagerando? Spero proprio di sì.

Tags: Politica, Italia, Russia, Comunismo, Anna Politkovskaya, Novaya Gazeta, Putin URSS

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