3 novembre 2006

Desovietizzazione impossibile

Poche, ahinoi, sono state le circostanze che hanno causato dei mal di pancia seri ai sindacati, feroci difensori degli enormi privilegi di cui godono all’interno dell’ultimo felice baluardo occidentale delle Repubbliche socialiste sovietiche, l’Italia.

Giusto nel 2000 soffrirono un piccolo mal di pancia, allorquando un referendum minacciò i loro incassi miliardari derivanti dalle iscrizioni praticamente a vita, sottratte per automazione ai lavoratori e ai pensionati.

Ma tutto si risolse in un nulla di fatto, la triplice sindacale trasse un sospiro di sollievo, ringraziò l’allora maggioranza ulivista al Governo (un pò anche i radicali autolesionisti) e continuò a lucrare sulle quote associative, sui patronati come i CAF, sull’Unipol, sugli immobili siti anche negli eleganti centri storici delle città, sulle aziende turistiche come l’ETLI, sulla lega delle coop rosse, sui fondi pensioni del tfr, ecc.ecc.

Una greppia sterminata garantita da una legislazione e da una prassi intoccabili, pena le rivolte di piazza, le scomuniche , le denunce per attività antisindacale, attentato alla democrazia e alle sacre conquiste della classe lavoratrice.

Il Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro e lo Statuto dei Lavoratori sono l’antico e nuovo testamento, il paravento col quale legittimare ogni abuso e ogni disparità di trattamento di fronte al fisco e ai tartassati contribuenti.

Per quanto sono ramificati ed estesi gli interessi economico-finanziari che convogliano giorno dopo giorno denaro nelle casse, ci sarebbe da chiedersi se la stessa “trimurti sindacale” abbia totale contezza dell’ammontare dei suoi introiti.

Alla luce di questo e di altro noi elettori e simpatizzanti della Cdl fummo ben impressionati dal nuovo corso avviato dal governo Berlusconi nei rapporti con le parti sociali. Ma fu vera gloria? Mica tanto! L’unico mal di pancia serio che la scorsa maggioranza causò alle grosse organizzazioni sindacali fu un progetto di legge sull’obbligo di pubblicizzazione dei loro “inviolabili” bilanci. L’iter fu molto lento e accidentato, ma stava quasi giungendo al termine (nonostante la dura opposizione delle sinistre) quando la fine della legislatura ne fermò il processo.

Vinte le elezioni di aprile la Cdl avrebbe di certo approvato definitivamente le misure tanto temute dal sindacato, che ebbe, anche in questo, un ottimo motivo per scendere in campo a fianco dell’Unione.

Molto presto ci siamo resi conto che su tutti ha stravinto la CGIL! E pertanto assistiamo alla restaurazione di quel poco, ma costato molto, riformato da Berlusconi. Col governo Epifani avremo quindi:

- l’addio alla riforma Biagi

- il ritorno alla rigidità del mercato del lavoro con le assunzioni a tempo indeterminato come religione di stato,

- l’ingresso delle rappresentanze sindacali anche nelle piccole o medio-piccole realtà aziendali dalle quali oggi sono largamente escluse.

- il potenziamento degli Ispettorati del lavoro che languivano nella loro burocratica inutilità, da sempre sede di commissari del popolo provenienti dalle sezioni più oltranziste del sindacato;

- la conferma della intangibilità del CCNL e dello Statuto dei lavoratori con tutto il loro contenuto ideologico marxista;

- l’affermazione del modello sindacalese e il suo rafforzamento anche nei settori dello Stato non inerenti al lavoro e alla previdenza.

Già con questa finanziaria l’ingerenza di CGIL CISL e UIL su temi come il fisco, per esempio, è confermata in tutta la sua illegalità e anticostituzionalità.

Chi ricorda il causticissimo post di Daw sul condono previsto da questa finanziaria, legga qui i successivi sviluppi, illustrati, con somma soddisfazione, dalla UIL.

Ma sindacato è anche l’ANM, che riscuote dalle mani del ministro Mastella la giusta ricompensa per la sua campagna elettorale a favore dell’Unione, ottenendo la cancellazione della riforma della Giustizia voluta dall’odiatissimo Castelli. Qui le durissime accuse di Francesco Cossiga rivolte alla Magistratura.

Questo è solo l’inizio! Altro che liberalizzazioni! Aspettiamoci piuttosto l’avvento della dittatura del proletariato, và là!

Tags: Politica, Trimurti sindacale, Governo Prodi/Epifani, Bilanci confederali, Finanziaria, Co-gestione Fisco/OO.SS

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