21 novembre 2006

Fascisti rossi e comunisti neri!

Senza voler fare la buffa figura dei primi della classe e tantomeno voler insegnare nulla a nessuno, si può serenamente andare a leggere questo emblematico post del Discolo che commenta la disgustosa manifestazione comunista tenutasi a Roma sabato scorso.

In questo post è apparso un neologismo che invita, suo malgrado, a un'amara riflessione, eccolo: fascionismo. Ed ecco la definizione che se ne dà: «Cosa includa questa parola-composta è presto detto : FASCISMO, per quel che concerne i metodi, e COMUNISMO per quanto riguarda gli obiettivi.»

Ora, non prima di aver letto anche qui, con tutta la simpatia e il rispetto per l'autore di questa tesi, si può affermare, senza ombra di dubbio, che il genocidio culturale operato dal partito comunista e dalla sua rete vischiosa, pervasiva, insinuante e camuffata in un alone salvifico e di bontà egalitaria ha mietuto vittime tra le menti di tutte le generazioni nate e cresciute in questi ultimi quarant'anni in Italia.

Bisognerà però leggere questo post di Phastidio dedicato a Indro Montanelli per meglio capire quanto troverete qui di seguito.

Secondo l'amico tocqueviller Discolo (purtroppo anche secondo milioni di giovani e meno giovani formatisi culturalmente e politicamente sotto l'imperante egemonia di sinistra), il comunismo è esecrabile solo per i suoi obiettivi e non per i metodi usati per perseguirli. Una dittatura totalitaria come quella socialcomunista, sotto la quale soffre e muore ancora ai nostri giorni oltre un miliardo di cittadini e che ha avuto il suo tragico inizio quasi un secolo fa, viene assolta nonostante l'orrore dei suoi metodi. Ma cos'è allora che rende i crimini del comunismo meno odiosi di quelli (inferiori per quantità e durata) dell'odiato nazi-fascismo processato, condannato e ricordato ogni giorno nei suoi più atroci dettagli, per e da oltre sessant'anni dalla sua caduta.

Una risposta semplice ci potrebbe essere e la si troverebbe nel pieno di voci e di immagini su ciò che avvenne tra gli anni venti e quaranta vicino a noi e il vuoto assoluto di voci e di immagini che testimonino le deportazioni, le morti per fame e per stenti, le fucilazioni, i trattamenti negli ospedali psichiatrici, i casi di cannibalismo durante le carestie indotte, i corpi schiacciati dai carri armati della «gloriosa» Armata Rossa, la vita quotidiana sotto un regime terrorizzante, le lunghe code degli affamati per un pugno di miglio da dover dividere con la famiglia e via e via elencando.

E' vero, molti di noi hanno letto alcuni libri che hanno raccolto notizie sui settant'anni di crimini contro l'umanità perpetrati sotto il regime sovietico, ma non basta questo a colmare il gap che esiste tra i km di pellicole che mostrano immagini sconvolgenti riprese in Germania, che agghiacciano ancora oggi per crudezza e inspiegabile ferocia e alle quali spesso seguono quelle dei liberatori dei campi di concentramento.

E siccome la storia moderna la fanno più le immagini testimoniali che i testi scritti, come dimenticare la faccia buona dei Sovietici che entravano a liberare i pochi Ebrei superstiti, vivi solo nel corpo martoriato, di Auschwitz? A chi potrebbe venire di condannare quell'esercito liberatore in quanto era la mano armata e rossa di un sistema oppressivo che, lontano dalle cineprese, compiva, in quegli stessi momenti, delitti anche peggiori dentro e fuori i suoi confini?

D'altronde nessun esercito liberatore è entrato mai nei campi di concentramento comunisti con al seguito i cineoperatori che mostrassero le condizioni di non vita degli internati. Nessun testimone ci ha trasmesso la morte dei contadini Kulaki, che caddero a milioni, congelati tra la neve e il ghiaccio dei lunghi inverni ucraini. Ancora oggi molti Russi, nonostante la caduta del muro di Berlino e la fine del Governo del Partito unico, vivono nel terrore della delazione, riconosciuta per legge, durante gli spaventosi anni del comunismo e dificilmente raccontano la propria dolorosa esistenza di prigionieri tra le pareti domestiche.

A quella meritoria opera che è «Il libro nero del comunismo», passata come una meteora tra lo scherno e gli sberleffi di tutta la sinistra antropologicamente superiore e ancora accecata dall'ideologia, si sarebbero dovuti allegare una ventina di video come quelli divenuti ormai a noi familiari e che illuminano le atrocità del nazismo. Ma come espugnare gli archivi ancora segreti protetti o forse distrutti a Mosca come a Roma?

Tags: Politica, Cultura di sinistra, Crimini invisibili del comunismo, I Diavoli neri, Nazifascismo

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