20 dicembre 2006

Di Pasolini, dei Pacs, dei conformismi, ecc

“Io conduco una guerra sui due fronti, contro la piccola borghesia e contro quel suo specchio che è certo conformismo di sinistra...”

Parole durissime di Pier Paolo Pasolini pronunciate in più occasioni, nella sua straordinaria vita di sé-dicente comunista ortodosso.

Ma ci sarà stato mai chi si è chiesto se quest’uomo fortemente individualista, non allineato, sconfinato nell’immaginazione, idealista, delicato nel cuore ma forte nella ragione, innamorato di quei contadini e di quei borgatari classificati marxianamente come proletari, si sarebbe riconosciuto anche solo un minuto di più nel comunismo, se avesse visto massacrare proprio loro, i proletari da lui idealizzati e venerati come angeli puri da proteggere dai tanti pericoli della modernità?

Probabilmente no, ma la sorte volle che venisse ucciso prima che cadesse il Muro e si cominciassero a contare i milioni di proletari sterminati da quell’ideologia da lui tanto amata.

PPP forse fu inconsapevolmente un liberale compassionevole, però l’aver vissuto il fascismo e aver abbracciato l’antifascismo (fonte di tutte le fortune del partito comunista più longevo d’ occidente) lo condussero inevitabilmente a riversare il proprio idealismo poetico in quella ideologia di cui la terra della sua giovinezza era pervasa.

Il poeta morì prima che quella sinistra conformista si rivelasse in tutta la potenza egemonica esercitata da padrona, coi padroni e per i padroni, da lui sempre definiti fascisti.

In questo gioco dei se e dei ma di una blogger randiana tutto è permesso, anche osare immaginare che se Pasolini nel suo sogno di giustizia avesse incontrato Ayn Rand invece che Carlo Marx avremmo avuto un conservatore compassionevole piuttosto che un utopista egalitario.

Pasolini era omosessuale e amava i ragazzi, fino a morire dell’amore per quel mondo violento e notturno popolato dai “ragazzi di vita”, dove ogni notte rischiava di perdersi per sempre.

Ma nessuno lo avrebbe mai chiamato gay! Da scrittore e da poeta fu un feroce difensore della lingua e dei dialetti italiani; come avrebbe potuto, un siffatto esteta, tollerare l’imperversare del termine gay?

Lo avrebbe probabilmente bollato come insulso prodotto del genocidio culturale operato dalla borghesia dominante, poiché non si avvide mai del genocidio reale che devastava le coscienze dei giovani, vittime dell’egemonia di quella intelligencjia di sinistra sulla quale riponeva le speranze, sempre tradite, di “redenzione” del mondo.

Chissà cosa penserebbe oggi il “Corsaro” a proposito del conformismo di cui sono affetti gli omofili del 2000? Lui, che avrebbe abrogato l’istituto del matrimonio, detestava persino i primi sparuti e coraggiosi gruppi organizzati, rei ai suoi occhi di voler scimmiottare il conformismo piccolo borghese degli eterosessuali.

Pier Paolo Pasolini è morto prima di poter assistere alle nozze dei gay spagnoli e alle battaglie di Grillini per i Pacs, ma non è difficile immaginare cosa ne avrebbe scritto.

Avrebbe ancora denunciato il genocidio culturale, il conformismo di sinistra e la coazione sociale, esortando a minore ipocrisia i movimenti e i loro sostenitori politici, i quali, dice bene Benedetto Della Vedova, fingono di non accorgersi di proporre un istituto matrimoniale parallelo a quello già esistente, noto come matrimonio civile.

In fondo le coppie gay dovrebbero avere più coraggio e chiedere un ordinamento ad hoc che le tuteli, senza nascondersi dietro le coppie di fatto eterosessuali che di un Codice già si possono avvalere.

Apparirebbe peraltro paradossale e contraddittorio, da parte delle coppie unitesi liberamente fuori dalle tutele e dai doveri imposti dalle unioni civili, rivendicare un succedaneo di questo istituto, del resto alternativo ai matrimoni religiosi.

Verrebbe inoltre da eccepire che una tale rivendicazione non sarebbe coerente con una scelta responsabile di libertà, quasi sempre motivata dal desiderio di affrancarsi da ogni convenzione sociale imposta con la carta bollata.

Quindi i Pacs solo alle coppie gay e al grande artista Pier Paolo Pasolini la meritata pace, sperando che possa perdonarmi per questo azzardo di post.

Da Pasolini.net: la canzone da “Cosa sono le nuvole?”, il film più poetico del grande regista, parere personale.

Aggiornamento del 27 dicembre 2006:

Dal Corsera: Paolo Poli e le unioni omosessuali

Tags: Italia, Politica, Pacs, Pier Paolo Pasolini, Gay, Ayn Rand, Comunismo

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