12 dicembre 2006

I soci in affari

Pare che finanziare i dittatori comunisti sia un bisogno irrefrenabile al quale i governi di centrosinistra non possano resistere.

Tutti i governi, s’intende, anche quelli dei comuni e delle regioni amministrate da lorsignori biancorossi.

Naturalmente Fidel Castro è tra i maggiori, se non il maggiore, beneficiario di tanta munificenza italiana concessa col denaro sottratto alle casse dello Stato e degli enti locali, nelle quali il centro sinistra sa mettere le mani con sempre esemplare destrezza.

Ed è peraltro singolare che questi amorosi sensi verso il dittatore cubano (a carico dei contribuenti italiani) non suscitino mai scandalo e generale riprovazione nei media, tra gli opinionisti e neppure tra i politici del centrodestra.

Telekom Serbia e Telecom Cuba sono state partorite entrambe nel 1997 dalle stesse menti perverse dell’Ulivo di Prodi-Dini-Ciampi, eppure non ci fu nessuno scalpore per il finanziamento al regime repressivo castrista, anche se venne elargito con le stesse modalità surrettizie applicate per sostenere l’altro criminale Milosevic.

La STET, acquisendo una forte partecipazione della società telefonica Etecsa di proprietà della famiglia Castro, compì un’altra operazione finanziaria fallimentare, sia economicamente che politicamente, attirando per giunta sul nostro Paese le dure critiche degli Stati Uniti che contro quella dittatura attuavano un rigoroso quanto arcinoto embargo.

Questi fatti si sono consumati nel silenzio della grande stampa e di tutti i massmedia, che, come è internazionalmente noto, vengono controllati e pilotati dal Cavaliere Berlusconi, vero nemico della libertà di informazione.

In realtà quando nel 2003 l’on. Perrotta di Forza Italia sollevò la questione in Parlamento e Giorgia Meloni organizzò una manifestazione di protesta di Azione Giovani, allo scopo di conoscere la verità su questo inquietante affair, l’opinione pubblica fu ancora lasciata all’oscuro di tutto.

A nulla valse neppure l’appello di “Reporters sans Frontières”

che denunciava la “compartecipazione” di Telecom Italia alla repressione della dissidenza cubana.

Sorda a ogni appello la Telecom ha continuato e continua a foraggiare il regime di Fidel Castro, finanziando l’Etecsa e supportandola, con la sua tecnologia, nel controllo e nella censura di ogni espressione di libertà del popolo cubano.

Quanto l’operazione Telecom Cuba sia nata in perdita è evidente anche a chi non abbia specifiche nozioni di mercati e di finanza.

L’espansione delle reti telefoniche e telematiche e in diretto rapporto col grado di libertà di parola esistente in una nazione.

Come ci si è potuti attendere che questa espansione avesse corso a Cuba dove il regime comunista reprime con tutti i mezzi quel fondamentale diritto? Nè Prodi nè i suoi alleati comunisti ce lo potrebbero mai spiegare.

Qui alcuni bilanci e contenziosi che la Telecom Italia sopporta, a testimonianza dell’uso surrettizio della sua partecipazione nell’Etecsa finalizzata a sostenere il regime di Fidel Castro.

Ed ecco qui un quadro della situazione nella quale versa la telefonia nell’isola cubana, offerto da un italiano innamorato di Cuba.

Nei giorni scorsi i Radicali, in preda a un’ennesima crisi di identità da schizofrenìa politica, hanno invitato in Italia alcuni dissidenti cubani in esilio, per farli incontrare con le autorità italiane alle quali poter rivolgere accorate richieste di aiuto. Peccato però che le autorità in questione siano le stesse che da sempre sostengono con ogni mezzo il regime del loro implacabile oppressore,. Ma tant’è...

Tags: Ulivo, Telecom Cuba, Telecom Serbia, Dissidenti cubani, Fidel Castro, Dittatura comunista

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