27 dicembre 2006

Maggio 2001: Pannella pronto a praticare l'eutanasia su Vesce

ROMA, 8 MAGGIO 2001 - Eutanasia: Marco Pannella si dichiara pronto a praticarla sull'ex militante radicale Emilio Vesce, in coma irreversibile dallo scorso novembre.

In una lettera - inviata per conoscenza al procuratore della Repubblica di Padova Calogero e ad Adriano Celentano - il leader radicale scrive con determinazione ai familiari di Vesce: "Come sapete, da mesi rifletto e soffro con voi sull'allucinante, indegna condizione cui leggi e bestialità della politica ufficiale hanno condannato voi quattro, a cominciare da Emilio. Voglio ripetervi, e assumermi la responsabilità di dichiararlo, che sono determinato a tentare di farla finita in qualsiasi modo mi sia possibile, con eutanasia o comunque la si possa chiamare o ritenere. “

PADOVA 12-05-2001 - "Emilio è morto, il calvario è finito". L'annuncio della morte dell'ex esponente radicale, colpito da infarto l'8 novembre scorso e da tre mesi in coma vegetativo, arriva per bocca della moglie Gabriella. E' lei che scrive la parola fine ad una vicenda umana che, nell'ultimo periodo, aveva assunto connotati politici. E' lei che sul necrologio che apparirà domani sui quotidiani scrive: Emilio Vesce è morto l'8 novembre scorso, quando è stato colto da infarto e arresto cardiaco”.

Questa è la prima tragica vicenda come è stata messa in scena da Marco Pannella già nel 2001! Sembrerebbe una sorta di copione pressochè identico da rivisitare in ogni opportunità simile.

Non è cinismo perlifero questo, ma semplice conoscenza e disincanto verso le sempre più controproducenti azioni pannelliane.

Se fossi stata un’intima amica di Welby sono certa che, se me lo avesse chiesto, avrei staccato quella orribile spina senza pormi problemi sui rischi giudiziari ai quali sarei andata incontro. Lo avrei fatto sapendo che quel gesto mi avrebbe tormentata per il resto della vita, perchè il mistero della morte non è nulla che si possa spiegare o trattare senza traumi profondi e profonde lacerazioni della nostra coscienza.

Però per lui avrei affrontato una vita di tormenti e di dubbi compiendo un gesto di pietà umana dalle conseguenze insondabili, sia psicologicamente che spiritualmente.

Ma se fossi stata un politico no, non l’avrei fatto! Nè per Welby, nè per Vesce, nè per nessun altro.

Avrei consigliato Welby di affrontare nel privato dei suoi affetti questo momento dilaniante, rassicurandolo sulla mia volontà di lottare per togliere allo Stato il suo disumano potere di vita o di morte che esercita su quelli che soffrono come lui.

Vesce e Welby sono morti “grazie” all’intervento di Pannella e dei suoi piccoli seguaci, ma ciò che, di conseguenza, forse sta per morire è la speranza per molti altri come loro di essere aiutati da molti compassionevoli medici a liberarsi dal dolore fisico e morale di un calvario che altrimenti apparrebbe senza fine.

Questi medici, segretamente ma “in scienza e coscienza”, oggi suppliscono a un pieno (non vuoto come usa dire) legislativo che condanna a una vita non vita migliaia di pazienti (dal latino patire), ma che se venisse istituita la commissione d’inchiesta urlata da Pannella sui loro atti di pietas non legali, si guarderebbero bene dall’intervenire ancora, sentendosi osservati , giudicati, processati e condannati.

Sia la famiglia di Vesce che Piergiorgio Welby erano consenzienti alla strumentalizzazione del loro caso, finalizzata ad ottenere la legalizzazione dell’eutanasia, ma questa strumentalizzazione, osservando attentamente, è andata ben oltre lo scopo idealizzato da loro stessi.

La prima vergognosa discrepanza che salta agli occhi è il silenzio mediatico che coprì la prima stesura del copione pannelliano sul dramma di Emilio Vesce. C’era una campagna elettorale in corso e soprattutto nessuno, tranne la “Lista Bonino”, riteneva opportunisticamente e partitocraticamente utilizzabile quella vicenda, nè a destra nè a sinistra. Forse che qualche lettore di questo post si ricorda quei giorni e quel nome?

Cosa molto diversa è stata la drammatizzazione della sofferenza Welby, la quale si è inserita nella piccola guerra di visibilità fuori e dentro via di Torre Argentina, dove si stava cercando da tempo di ridurre al silenzio Capezzone per il lancio mediatico in grande stile di Cappato (molto più a sinistra e fedelissimo di Pannella), per cui tutta la tragica sceneggiatura che ha commosso ed eccitato gli animi di milioni di italiani ha visto quest’ultimo sempre al centro della vicenda.

I nuovi alleati poi, si sa, detengono il controllo dei media italiani, con molte amicizie nelle redazioni della stampa estera, per cui è bastato lo schioccare di due dita e la grancassa mediatica è partita assordandoci, stordendoci e coprendo, proditoriamente, il disastro della finanziaria.

Tutti nell’Unione hanno recitato la loro parte a volte commossi, a volte arrabbiati, a volte persino poetici, ma sempre, irrimediabilmente, ipocriti!

Quanti cittadini in buonissima fede si sono lanciati a favore o contro la morte medicalmente assistita, intraprendendo guerre ideologiche su un tema, come quello sulla fecondazione (anche questa assistita), che mai troveranno un vinto e un vincitore.

I casi di coscienza come quelli scatenati dal mistero dell’inizio e della fine della vita umana poco si adattano a discussioni da blogger, se non, a mio modesto parere, quando incentrati sul principio liberale che vuole lo stato escluso da questi tormentati momenti privati di un individuo.

Tags: Eutanasia, Emilio Vesce, Piergiorgio Welby, Marco Pannella

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