14 febbraio 2007

Boccassini la rossa indaghi su se stessa!

Ci risiamo, anche in questa occasione, vergognosamente, stralci di intercettazioni telefoniche passano dalle “mani pulite” dei pm di Milano ai giornalisti.

Sono ben selezionati e calibrati, in modo che il vero bersaglio del terrorismo di questi ultimi anni non risulti troppo centrale nei commenti politici e dei mass media.

Eppure, lo sappiamo bene che, non da oggi, è proprio Silvio Berlusconi a trovarsi nel mirino dei terroristi.

Non è solo uno dei possibili obiettivi, come anche Massimo Franco cerca, frettolosamente, di minimizzare con una mezza riga sul Corriere.

Questa mattina un ex di Lotta Continua come l’on. Marco Boato, intervenendo a Montecitorio sul dibattito relativo all’operazione antiterrorismo di oggi, ha pensato bene di colpevolizzare il suo collega Scajola di FI, per aver insultato Marco Biagi.

Boato, naturalmente, citava una dichiarazione fatta dopo l’assassinio del gius-lavorista, tentando di far dimenticare le odiose parole di un certo Cofferati (allora segretario della CGIL) contro l’uomo che sarebbe stato massacrato a poca distanza di tempo.

Ma per tornare a queste ultime minacce terroristiche e al suo oggetto, non ci sarà bisogno di leggere quei verbali, basterà ricordare l’istigazione alla violenza contro Berlusconi che da anni esce dai “palazzi” verso le “case occupate”, le scuole e i suoi Collettivi, le fabbriche e i suoi sindacati.

Coi “Dagli al mostro Berlusconi”, “Dagli al riccone corrotto e mafioso!”, “Dagli al duce di Arcore!”, “Dagli a chi ha le mani lorde di sangue!”, non ci si poteva aspettare che le reazioni si fermassero a un treppiedi scagliato contro la testa del nemico più disumano che sia mai apparso sul pianeta.

Paradossalmente uno dei Palazzi più impegnati in questa “crociata” anti-berlusconiana è proprio quello della Procura di Milano!

Pubblici ministeri e presidenti di tribunale hanno ingaggiato una guerra politica senza quartiere, pur di rinchiudere nelle patrie galere il dittatore. Ma, ove questo non fosse stato possibile, almeno distruggerne l’immagine e debilitarne il fisico.

Operazioni riuscite entrambe.

Oggi la rossa passionaria Boccassini, quella che ha affermato, alla fine della sua ultima requisitoria, che l’imputato Berlusconi (mai che le fosse sfuggito di chiamarlo presidente o almeno signor) non era degno di fare il Presidente del Consiglio.

Il modo col quale lei e i suoi colleghi magistrati hanno condotto inchieste e processi, spesso ridotti a farsa, è stato seguito con fanatica partecipazione e calorosi riconoscimenti.

Gli animi della sinistra, non solo quella più estremista, sono stati esacerbati a tal punto che ogni indagine, ogni udienza e ogni sentenza (possibilmente decise quando il leader di FI era alla vigilia di passaggi politici delicati, come convegni internazionali o elezioni) era attesa da costoro con lo stesso sentimento d’odio dei parigini davanti alla testa da mozzare di Luigi XVI.

Con quale fiducia, quindi, si può guardare a questo pm e alla sua serenità nel condurre l’inchiesta contro coloro che, in clandestinità, hanno condiviso e continueranno a condividere l’odio per il comune nemico politico che la dottoressa Boccassini ha tanto scelleratamente e pubblicamente alimentato?

Tags: Brigate rosse, Toghe rosse, Ilda Boccassini, Silvio Berlusconi

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