29 marzo 2007

Liberalizzazioni spettacolari

Domani 30 marzo il Senato voterà la fiducia sulla conversione in legge del decreto definito, con grande sprezzo del ridicolo, decreto Bersani sulle liberalizzazioni!

La fragile ma implacabile Dittatura della Minoranza ha esautorato il Senato da ogni sua prerogativa costituzionale di intervento in sede legislativa. Pertanto, alla luce di una riforma fattuale, prendiamo pure atto che quella italiana è una Repubblica incostituzionalmente monocamerale.

Domani la fiducia sulla famosa “lenzuolata Bersani” otterrà l’appoggio di cui Prodi ha bisogno e gli Italiani potranno mettersi il cuore in pace e a capo chino subirsi la riformicchia minacciata da mesi ma già in vigore per decreto.

Qui, per ora, ci accontentiamo di estrarre dal magico lenzuolo liberalizzatore un provvedimento a caso, quello assurdamente illiberale relativo al mondo dello spettacolo.

Recita l’art. 23 del Dl:

”Interventi a favore delle imprese di spettacolo

1- Gli organismi dello spettacolo, nelle diverse articolazioni di generi e settori, attività teatrali, musicali e di danza, nonché di circhi e spettacoli viaggianti, costituiti in forma di impresa, sono considerati piccole e medie imprese secondo la disciplina comunitaria.

2- A tale fine le imprese dello spettacolo usufruiscono delle agevolazioni nazionali e comunitarie previste per le piccole e medie imprese, in applicazione del decreto del ministero delle attività produttive 18 aprile 2005.

3- I decreti del ministro per i beni e le attività culturali in data 21 dicembre 2005 sono conseguentemente modificati entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge.”

Questo dispositivo, molto caldeggiato dai comunisti, statalizza in modo irrimediabile quanto di più libero e libertario, se non addirittura anarcoide, si esprime in una società di cultura autenticamente liberale.

Grazie a questo governo persino i saltimbanchi dei circhi diventaranno dipendenti dello stato, più di quanto non lo diventarono già col primo massiccio intervento attuato dal governo Craxi nel 1985.

La sovietizzazione iniziata coi teatri stabili che decretarono la fine della creatività, della competitività, della vivacità e del fermento artistico, trasformando i teatri in grigi apparati burocratici gestiti dalla nomenclatura pciista, avrà anche il contributo dell’UE, prodiga di elargizioni assistenzialiste che ingrossano il fiume di danaro del contribuente europeo, inesorabilmente disperso in migliaia di rivoli clientelari.

Per l’opera di questo centrosinistra avremo sempre più tv di stato, cinema di stato, teatro di stato, circhi, clown e ballerine di stato! Niente male per un governo che si proclama occidentale, tutto teso verso la riforma liberista delle sue istituzioni.

Qui il provvedimento della Cdl del dicembre 2005 che scatenò le piagnucolose proteste dei parassiti dello spettacolo capeggiati allora da Roberto Benigni.

Tags: Spettacolo, Liberalizzazioni, Decreto Bersani

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