17 aprile 2007

Bonino, la maestrina di Berlusconi

Emma Bonino era a Mosca a ridosso delle manifestazioni contro Putin.

Si trovava là da ministro, per tre giorni, impegnata a promuovere accordi commerciali col governo da lei sempre giudicato violento e repressivo, mica per manifestarvi contro!

In quei giorni ha parlato col ministro suo omologo e, con prudenza, senza toni accusatori (?!) gli avrebbe ricordato che gli affari si fanno meglio con regole più precise e condivise.

Ha pure incontrato i compagni e gli amici di tante battaglie per la libertà (gli stessi compagni di Antonio Russo, trucidato, dicono, dalle spie di Mosca), che le hanno raccontato quanto stava per accadere nelle strade di San Pietroburgo!

Salvo questa piccola rimpatriata libertaria, visto che gli affari sono affari, nei suoi tre giorni moscoviti, solo di affari ha discusso la ministra: di grandi spazi commerciali che si aprono per le imprese italiane, roba pesante mica bruscolini.

Era entusiasta dell’accordo Enel-Eni-Yukos che apre prospettive di nuovi e grandi investimenti, tanti e tali da leccarsi le orecchie per il giro di milioni che smuoverà.

Da ministro no, per carità, ma da militante di tutte le battaglie sui diritti civili era forse legittimo attendersi da lei un motto di denuncia contro gli imprenditori pubblici italiani che non si sono fatti scrupolo di spartirsi proprio la Yukos, il cui vero proprietario, Khodorkovsky, spogliato di tutto, da anni marcisce nelle carceri russe.

Da subito, più di tutti sono stati proprio i compagni di Bonino a denunciare il presidente russo di aver fatto arrestare quel ricchissimo imprenditore in grado di minacciare il suo potere.

Bonino aveva già fatto la sua bella figura in Cina, dove, stando attenta a non offendere i potenti partner cinesi, balbettò (esclusivamente in favore delle telecamere italiane) un veloce accenno ai diritti umani, di cui il popolo cinese oppresso non saprà mai nulla.

Ma ecco che Berlusconi va, in visita amicale, a trovare Vladimir, proprio in concomitanza con le manifestazioni violentemente represse dalle forze di polizia della città natale di Putin.

Il Cav. non resiste e, come altre volte, difende Putin dalle accuse che giungono da ogni parte del mondo e che definiscono il suo amico russo uno spietato antidemocratico.

Questa volta Berlusconi dichiara di essere stato testimone diretto delle vicende sanpietroburghesi ma nessuno crede alla sua versione sulle dinamiche dei fatti che hanno portato all’arresto di molti appartenenti al Partito nazionalista bolscevico, compreso il suo leader Limonov.

La lapidazione mediatica è partita rapida e intensa.

Le mani più incredibili hanno lanciato il loro sasso, comprese quelle degli attuali maggiori alleati politici e commerciali del presidente russo.

Pure Bonino, ormai tornata a Roma, ha scagliato il suo macigno, esibendosi con una dura intervista.

Sarcastica nei confronti dell’unico uomo “politico” al quale deve la sua carriera istituzionale, si dice tanto preoccupata per la situazione politica in Russia, da dove è appena tornata carica di ministeriali soddisfazioni.

Si è scritto che la contromanifestazione a favore dell’attuale presidente non sia stata affatto spontanea, può essere verissimo. Ma c’è da chiedersi se un brivido di paura non sia corso lungo la schiena di molti cittadini di San Pietroburgo, vittime del regime sovietico, nel rivedere di nuovo i bolscevichi marciare sotto le loro finestre uniti a Kasparov e ad alcuni strani liberisti.

Tags: Emma Bonino, Silvio Berlusconi, Vladimir Putin, Diritti umani

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