18 aprile 2007

La sposa perfetta?

”Tu devi tirare fuori le palle!” e “ma io le palle ce le ho!!”; questo non è uno scambio di battute rabbiose tra un pugile e il suo secondo, esclamate durante un round sfavorevole su un ring.

No, sono parole che intercorrono quotidianamente nelle conversazioni tra le donne protagoniste di un reality che pare stia ottenendo molto successo in Rai.

Le signore mamme degli attuali “Vitelloni” (i maschi castrati di Fellini) e le signorine pretendenti la mano di questi ultimi, semanticamente e psicologicamente, forniscono una rappresentazione di un paradossale fenomeno di transfert dell’identità sessuale maschile dentro l’immaginario sessuale femminile.

Le donne del dopo femminismo che si sono formate nella cultura dell’uguaglianza con l’uomo, della condanna della virilità violenta, dell’autoerotismo come massima espressione dell’emancipazione femminile dal prepotente sesso dell’uomo, oggi, inconsciamente, cercano di riempire il vuoto esistenziale che si sono autarchicamente create, interiorizzando quella parte del maschio tanto criminalizzata e depotenziata.

Il titolo è anacronistico ma “La sposa perfetta” è l’ultimo reality della Rai e, qualità del manufatto e critica televisiva a parte, testimonia, senza dubbio, l’approdo culturale dove gli ultimi decenni di malintesa rivoluzione femminista hanno portato la nuova società italiana declinata al femminile.

Drammaticamente chi critica la trasmissione si attarda solo sulla sua spinta regressiva del ruolo della donna ridotta a casalinga perfetta e, lo dice pure Luxuria, voluta dai reazionari maschilisti.

Nessuno, purtroppo, ha rimarcato l’assoluta assenza dei padri nel gioco, ahinoi, serio del programma!

Le genitrici di cotanti ragazzi che ormai non meritano che il diminutivo di maschietti, col quale si autodefiniscono con assoluta indifferenza, esercitano il loro potere di vita o di morte sui loro immaturi quanto attempati pargoli, senza che questo ponga nessun allarmato interrogativo.

Eppure dei padri sembrano sentirne tutte la mancanza e lo prova quel reiterato desiderio di avere le palle come metafora del coraggio e della determinazione.

In definitiva, l’appropriazione indebita degli attributi genitali maschili appare quasi un’asportazione di questi all’altra metà del cielo colorata di azzurro.

Sembrano comunicarcelo anche i cinque effeminati giovani sposini, prede degli erotici appetiti delle pretendenti ragazze con le palle!

Loro sono belli, curati e tanto dolci; parlano delle proprie mamme con commozione e le sentono “naturalmente” complici.

Sarà che la Norvegia mi ha abituata a incontrare ventenni già padri e quarantenni nonni, confesso che assistere alle confidenze adolescenziali di ultratrentenni ancora cullati da mammà mi perplime un pò.

Siamo sicure che siano quelli gli uomini che vogliamo al nostro fianco? Siamo certe di aver usato bene la nostra arma più devastante, quella del senso di colpa che trasmettiamo ai nostri figli di ambo i sessi ma che nel maschio causano l’annichilimento dell’io condannato a rimanere per sempre bambino?

Forse quando ci vogliamo virili inconsapevolmente stiamo chiedendo aiuto a lui, a un lui che ormai, come spiega qui il prof. Luigi De Marchi, lo psicoterapeuta laico e libertario di Radio Radicale, sempre di più si rivolge al suo stesso sesso per soddisfare il proprio bisogno di dolcezza e affettività.

In quanto a noi donne, secondo il Saint Thomas Hospital di Londra, stiamo perdendo il contatto con la nostra sessualità, che ci avrebbe già condotte all’anorgasmìa totale o parziale.

Abbiamo paura del piacere fisico e della procreazione che, dicono gli studi dei prestigiosi ricercatori inglesi, si è concretizzata nell’assenza dell’orgasmo femminile come tara genetica della quale siamo portatrici malate al 60%.

Ma sarà vero? Se lo fosse, noi che nelle piazze accusavamo l’uomo di essere dolosamente incapace di darci piacere perchè chiuso nel suo cieco egoismo di maschio, dovremmo, in onore della genetica, assolverlo! Oppure speriamo nella prossima scoperta sul dna che smentisca gli scienziati inglesi; d'altronde non sarebbe la prima volta.

Tags: Donne, Uomini

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