12 luglio 2007

Da dott. Sottile a mullah de noantri

Più che sottile Amato lo si può definire evanescente, un mullah alle vongole che da laico, anzi laicissimo, insegna il Corano ai musulmani.

Un uomo pericoloso per la sua superficialità associata a un relativismo culturale da brivido.

Bisognerebbe ascoltare con attenzione la sua esposizione di ieri al convegno su Islam e integrazione organizzato dal ministro stesso allo scopo di confrontare i suoi programmi di valorizzazione delle diversità multiculturali con la politica di integrazione del governo olandese.

Dall’Olanda, ospite d’onore, è arrivata la ministra socialista dell’integrazione, Ella Vogelaar, la quale, da adesso in poi, sentirà l’urgenza di concentrare il suo programma di scolarizzazione per gli stranieri di religione islamica sui pakistani e, sempre grazie ad Amato, guarderà con una certa preoccupazione gli immigrati siculi.

Tutto, proprio tutto, l’intervento del ministro Amato è stato incentrato sul tentativo di liquidare una tragedia come quella della segregazione delle donne nel mondo islamico come una bagattella da imputare a certi maschiacci dalle mani troppo lunghe!

Si tratta, come egli ha spiegato, di maschiacci pakistani (ha detto solo pakistani), i quali, come quelli siculi ante-riforma del diritto di famiglia, picchiano le loro mogli. Quindi, verrebbe da dire a noi che lo abbiamo ascoltato, basterà imporre l’osservanza della riforma del 1975 anche agli immigrati pakistani e, oplà, il problema della violenza contro le donne musulmane è bello che eliminato!

Giuliano Amato, ministro della Repubblica italiana, ha detto e ribadito che in tutto questo Dio non c’entra, il Corano non c’entra, la religione non c’entra... e lui lo sa. La sua sconfinata cultura lo porta a ricordare che anche i siciliani, rappresentati perfettamente in “Divorzio all’italiana”, erano così come i pakistani.

Quindi Hina è stata massacrata da un emulo di Marcello Mastroianni? Eppure Hina Saleem non era sposata e ad ucciderla e a straziarne il corpo non è stato il marito.

Neppure Theo Van Gogh è stato sgozzato da un marito geloso o libertino e la sua testimone, che in Submission ha denunciato come un’interpretazione violenta e diffusa del Corano sia scritta sulla pelle delle donne, oggi vive sotto costante minaccia di morte.

A noi, come liberali, non interessa una disquisizione sulle Sure, non siamo teologi e, soprattutto, sappiamo quante infinite letture si fanno del Corano, a seconda della lingua nella quale viene stampato o dell’imam che se ne fa divulgatore.

Ormai abbiamo letto tutto e il contrario di tutto sulla religione islamica e ci saremmo aspettati che un ministro che ha in mano la sorte civile dei suoi concittadini si esimesse dal dissertare di misteri della fede.

La sicurezza e il benessere della popolazione non passa dalle moschee ma dalla giurisdizione penale e civile voluta dai parlamenti e sottoposta al rispetto di tutti coloro che vivono dentro i confini dello stato.

Se pure le mutilazioni genitali, le deturpazioni con l’acido solforico, gli sgozzamenti, le lapidazioni, le impiccagioni, il burqa e quant’altro di orrido fossero previsti a caratteri cubitali in qualunque “testo sacro”, a un ministro spetterebbero solo le iniziative atte a reprimere i reati contro la persona istigati da simili prescrizioni di ordine confessionale.

Non si possono criminalizzare le diversità ma non si devono neppure, crediamo, sdrammatizzare con tanta leggerezza certi fenomeni criminali che irresponsabilmente il ministro Amato vorrebbe ignorare tra una battuta e l’altra da cabaret.

Le donne musulmane che il 28 giugno erano davanti al tribunale di Brescia (sostenute dalle sole Daniela Santanché e Anselma Dall’Oglio) chiedevano giustizia secondo le leggi degli uomini e non secondo la legge divina.

Fino a quando le femministe alla Barbara Pollastrini saranno in totale sintonia con il ministro degli interni, le donne e le bambine nate nelle famiglie immigrate dai paesi dove si applica la sharìa o si professa la religione dell’Islam, che subiranno violenze e minacce di morte, si sentiranno sempre più sole e indifese.

Il relativismo di Lili Gruber che, gelando un incredulo Magdi Allam, assimilava, parlando a “Porta a porta”, la condanna dell’adulterio da parte della Chiesa cattolica alle lapidazioni delle “adultere”, eseguite ogni giorno (non solo sotto i regimi teocratici), è drammaticamente condiviso da gran parte delle donne di sinistra e fa dire a Barbara Palombelli, dagli studi di Radiodue, che la depilazione con la ceretta è un atto autolesionista compiuto dalla donna italiana in sottomissione al maschio, uguale a quello attuato dalle donne musulmane attraverso la mutilazione dei propri organi genitali!

Tags: Giuliano Amato, Immigrazione, Islam, Femminismo

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