27 settembre 2007

Iracheni, la puntualità prima di tutto!

Ieri mattina due delegazioni parlamentari, una irachena e l’altra kurda, sono state ricevute, ma si fa per dire, dal presidente della Camera dei Deputati italiana.

Forse il caso, forse la cattiva organizzazione dell’incontro (troviamo irrilevante indagare sui motivi), ha fatto sì che i delegati arrivassero con un’ora di ritardo all’appuntamento con Fausto Bertinotti!!

Ma scusate, prima di proseguire, per comprendere il senso di questo post, sarebbe assolutamente utile fare due click: uno qui e un altro sul link della pagina con le parole “servizio-dichiarazioni-bertinotti”. Potrete così ascoltare la cronaca della mortificante accoglienza che la terza carica dello stato (sigh) ha riservato a questi uomini e a una donna provenienti da una realtà notissima per essere al centro delle maggiori controversie politiche e geostrategiche del pianeta.

Gli ospiti erano giunti a Montecitorio con l’animo pieno di aspettative e di illusioni; si erano preparati con parole che esprimevano riconoscenza ma anche l’appello per un ulteriore impegno concreto, da rivolgere al capo di una tanto importante istituzione italiana. Venivano a ricordare al presidente il ruolo avuto dall’Italia nella liberazione del popolo iracheno e a riaffermare la collaborazione tra le istituzioni italo-irachene, portando nuove proposte e, ciò che più ci avrebbe stupiti e rasserenati, l’immagine di un Paese che va avanti, verso la creazione, difficile ma non più impossibile, di una democrazia.

Volevano parlare di federalismo, del ruolo delle donne, di rapporti istituzionali da rafforzare con questo Iraq nuovo, come lo hanno definito loro stessi, ma di molto altro avrebbero entusiasticamente discusso.

Ma...

“...anche a me sarebbe piaciuto un incontro più prolungato ma il vostro ritardo me lo impedisce...”, ecco come ha invece esordito il democraticissimo “compagno presidente” (come lo chiamano dalle sue parti politiche).

Velocemente e, con un tono basso e formalissimmamente gentile, il padrone di casa (mica solo per la temporaneità della carica) ha liquidato il presidente dei deputati iracheni e il rappresentante dei kurdi con un glaciale discorsetto, dove gli premeva soprattutto ricordare loro che il governo e il parlamento italiani avevano ritirato i loro soldati dall’Iraq, considerando “sbagliata quella guerra”.

Ha poi congedato frettolosamente il collega presidente e iparlamentari imbarazzati, con due bla bla di circostanza .

E, mentre la deputata irachena ancora tentava di presentare le sue istanze, lo spazientito Bertinotti tentava invece di “chiudere la porta”, sulla quale peraltro li aveva lasciati tutto il tempo.

Un attimo dopo, con piglio ben diverso, il presidente di Montecitorio era davanti ai giornalisti per esprimere anch’egli le sue banalità sui drammatici avvenimenti in Birmania.

Tranne Radio Radicale (parte in causa in questo sfortunato evento), nessun’altra testata ha parlato dell’arrivo in Italia di quei parlamentari, del comportamento arrogante e maleducato di Fausto Bertinotti e di come questa maggioranza tema di presentare agli italiani l’immagine di un Iraq normale, lontano dalle bombe e dai morti, affinché prevalgano sempre le immagini delle stragi, così da poter continuare a bollare Berlusconi e Bush come uomini incapaci, stupidi e criminali.

Temiamo, però, che neppure quei pochi giornali non di sinistra che conosciamo abbiano raccontato questo episodio, un peccato per l’Iraq ma anche un’occasione perduta per controinformare l’opinione pubblica italiana.

Tags: Fausto Bertinotti, Parlamento iracheno, Galateo istituzionale

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