3 settembre 2007

Massimo D'Alema incoerente-mente

“In un paese democratico è giusto che il leader politico di un partito popolare vada a una manifestazione del genere. Lo fa per sentire, valutare e magari anche essere fischiato. Ho letto la piattaforma e non è una manifestazione “contro” ma di stimolo critico per accellerare l’impegno del governo...”

(Massimo D’alema 1997, in occasione della sua partecipazione alla manifestazione sindacale in difesa delle pensioni e dell’occupazione)

Oggi queste sono le stesse parole auto consolatorie e rassicuranti verso la base scandite dai compagni comunisti che si preparano a scendere in piazza il 20 ottobre prossimo.

Lo faranno “contro” (o per stimolare?) se stessi? Loro ci dicono di essere gramsciani (se ne vantano pure) ma, in realtà, ci appaiono più schizofrenici che nobilmente travagliati da un amletico “essere o non essere” compagni di lotta e/o di governo!

Ma il ministro D’Alema, questo monumento vivente al politichese e al camaleontismo partitocratico, non si pone questi dubbi e segue un obiettivo preciso: accelerare la riforma Dini sulle pensioni, quella del 1995 “migliorata” dal governo Prodi nel 1997 e, per quanto si legge qui, commentata dal presidente del Consiglio del 1999 (cioè proprio D’Alema) con queste parole: “indicare per la bellissima riforma delle pensioni di Lamberto Dini la scadenza del 2020 non ha risolto il problema!”

Coerentemente quindi, ci eravamo detti noi poveri sprovveduti, il D’Alema blair-clintoniano-neo liberal del 1999 ha chiuso irrevocabilmente con le piazzate sindacali e conservatrici.

E invece no, ci eravamo sbagliati!

Infatti appena l’alleanza del leader diessino perde le elezioni e il nostro passa all’opposizione assistiamo, increduli, alla fine del ”riformismo” dalemiano!

L’amatissima ma troppo blanda riforma Dini è caduta nelle rapaci grinfie del pericoloso nemico del popolo Silvio Berlusconi. E allora chi se ne importa dell’accelerazione che il ministro leghista Maroni vuole dare alla riforma pensionistica come auspicava il fu D’Alema in tenuta british?

“Qualunque cosa dica o faccia Silvio Berlusconi va demolita, fosse anche risolutoria di tutti i problemi che affliggono il Paese!”, sono state queste le parole d’ordine lanciate, raccolte e messe implacabilmente e sistematicamente in pratica all’unisono dalla sinistra-centro per tutti i cinque anni del governo della Cdl.

Ed eccolo, lo statista (?!?!) post comunista ammainare le vele del risanamento del bilancio pubblico per issare quelle della pirateria pronto a speronare la barca del nemico...di classe.

“Non siamo qui per strumentalizzare la manifestazione, ispirata dai sindacati e con forti motivazioni. Certo, questo governo prima se ne va, meglio è... E’ una manifestazione nella quale noi ci riconosciamo...”, Queste le dichiarazioni dell’ex presidente del governo ulivista (il quale ha già abbandonata al suo imbocco l’elegantissima “terza via” e re-indossa una logora tuta blu con stampati la falce e martello), rilasciate mentre marcia alla testa del corteo sotto lo slogan: “Difendi il tuo futuro”.

Eravamo nel dicembre del 2003, durante l’ennesimo spiegamento di forze lanciato contro il governo di centrodestra.

“...non c’è dubbio che se i ministri vanno a una manifestazione questo pone un problema al governo... La sinistra estrema rischia di trovarsi in un’insostenibile contraddizione perché i cittadini potrebbero chiedergli perché non si dimettono...”

Questa è l’ultima versione, quella primavera-estate 2007 (ma non sarà quella definitiva vista la relativamente giovane età del ministro degli esteri) di un D’alema variopinto e sgargiante dopo ogni muta stagionale.

Insomma le riforme vanno bene quando è lui a fingere di volerle fare e in piazza contro il proprio governo ci si può andare quando, sempre lui, lo ritiene coerente e, perchè no, gramsciano!

Tags: Massimo D'Alema, Comunisti, Riforme

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