13 novembre 2007

Il Cavaliere solitario

Ride Silvio Berlusconi e l’impressione che ne traiamo è quella di trovarci di fronte a un uomo liberato da una zavorra troppo pesante e troppo a lungo sopportata.

Sul palco di Montecatini sembra salito con l’intento di sfogare tutta l’euforia dovuta a questo suo nuovo stato d’animo e, come chiunque si fosse appena sciolto da qualsivoglia tipo di catena, sente il bisogno di correre e di saltare... e lo fa! Anzi lo aveva fatto il giorno prima alla convention di Storace. A proposito del senatore eletto in AN, apriamo una parentesi per ribadire che, per quanto nulla conti il nostro parere, nondimeno vogliamo affermare che consideriamo assai deleteria la creazione dell’ennesimo partitino, che gli elettori dovranno, anche stavolta, insopportabilmente subire e finanziare.

Ma, tornando al Cav., quel suo saltare provocatorio voleva essere solo uno sberleffo anticomunista o un vero e proprio messaggio rivolto a tutti, alleati e avversari alle prese con inattuabili e sfibranti proposte di riforme istituzionali?

Il presidente di FI non è mai stato un politico paludato e ingessato, ma domenica, crediamo, ha indossato un’ideale tuta da jogging per lanciarsi a correre da solo, stanco di dover attendere al palo gli alleati bloccati dai loro continui stop and go.

Col suo inappellabile e liberatorio NO a Veltroni ha preso la rincorsa verso un’agognata campagna elettorale e lo vuol fare con questa legge, fidando in quei lusinghieri sondaggi che lo vedrebbero sempre al primo posto tra le preferenze degli italiani.

In quanti però, proprio fra i suoi stessi sostenitori, saranno rimasti perplessi, delusi, persino quasi offesi nel sentirlo raccontare barzellette, aneddoti da bar dello sport, fare imitazioni e battute a doppio senso? Crediamo molti; chissà se il Cav. lo ha messo in conto tutto questo? Molto probabilmente sì.

Ma quel che più gli premeva era compiere un atto liberatorio, infischiandosene del politically correct, del politichese, dei partitocrati e anche dei media che li sostengono.

L’uomo che più di tutti aveva incarnato il sentimento dell’antipolitica, vincendo imprevedibilmente le elezioni del novantaquattro, potrebbe mai non essere esasperato fino all’eccesso dall’insostenibile ritorno trionfale della sterile politica politicante??

Questo veltronismo fintamente nuovo, sempre invischiato nei soliti giochi di potere e di sottopotere consumatisi nell’ultima scalata bancaria da parte dell’inafferrabile e multimiliardaria finanza rossa di cui Veltroni è stratega di punta, gli hanno fatto riprovare la stessa ansia del novantatre, quando decise di scendere in campo per impedire che si realizzasse ciò che oggi non è più stato in grado di fermare.

Quella macchina da guerra, fatta deragliare tredici anni or sono, da quasi due ha ripreso a correre faccendo razzìe e, secondo Berlusconi, crediamo, ogni giorno che si perde in inciuci comporta che un pezzo di Italia cada divorato dal centrosinistra.

Comunque la si pensi delle strategie di Silvio, su un fatto non si può non essere concordi ed è l’impossibilità di trovare anche il più piccolo punto di convergenza su una riforma elettorale, in queste attuali condizioni.

Neppure un ipotetico successo del referendum elettorale accelererebbe l’iter legislativo e non risolverebbe il problema, in quanto per la nostra farraginosa costituzione ogni risultato referendario non diventa automaticamente esecutivo ma torna all’attenzione del Parlamento, con le sue lungaggini, coi suoi veti incrociati che, come sempre, ne stravolgono lo spirito e la sostanza.

Riforme condivise sono impensabili, viste le mille voci dentro la maggioranza stessa, nella quale il segretario plenipotenziario del PD sembra essersi ritagliato il ruolo impossibile di portavoce unico; senza contare, altresì, che ogni invito a sedersi intorno a un tavolo rivolto da questo esecutivo appare assolutamente strumentale; è ormai noto l’assillo dei pidiani: prendere tempo per prepararsi nel miglior modo possibile all’inevitabile voto anticipato.

E che dire della contraddizione palese di un

Veltroni che apparecchia un proporzionale arzigogolato e peggiorativo di quello tedesco, dopo che per mesi ci ha sfiniti col suo grande partito unico di centro e di sinistra, che coagulasse, semplificasse, sintetizzasse tutte le meravigliose istanze democratiche del Paese?

Durante l’ultima campagna elettorale l’allora Presidente del Consiglio uscente soleva ripetere più o meno queste parole: “Se gli Italiani mi avessero dato il cinquantuno per cento, non avrei dovuto trattare continuamente con gli alleati e avrei attuato le riforme che avevo promesso.”: E’ questo miracoloso risultato che sogna il Cavaliere? Forse si sta avviando da solo verso il voto, esortando, nel suo intimo, gli alleati, con un semplice: “Chi mi ama mi segua!”?

 

  • Aggiornamento:

Leggo solo ora questo magistrale post di Phastidio, perfetto per riequilibrare l'ottimismo di questa pagina.

 

Tags: Silvio Berlusconi, Riforme, Governo, Walter Veltroni

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