7 dicembre 2007

"Compagno di niente...

... ti sei salvato dal fumo delle barricate / Compagno di scuola compagno per niente / ti sei salvato o sei entrato in banca pure tu?”

Caro Venditti, il tuo compagno di scuola, più che a entrarci da impiegato (cosa troppo piccolo borghese), in banca ci è entrato da azionista di maggioranza e, grazie a quel fumo delle barricate sessantottine, da tempo si sta godendo l’arrosto dell’occupazione sistematica e piena del potere.

D’altronde pure tu lo hai aiutato mica poco e le tue fortune sono lì a testimoniarlo.

“Compagno per niente” continui a cantare nei tuoi concerti davanti a un pubblico troppo commosso per sentire quanto grottesche e insultanti suonino alla loro intelligenza quelle parole; compagno per molto, anzi per quel moltissimo che vi siete spartiti.

Compagno presidente, compagno banchiere, compagno imprenditore, compagno direttore, compagno capitalista, altro che compagno di niente!

Oggi però qualcosa del meccanismo sembra essersi inceppato. C’è una rabbia diffusa e crescente tra la base, che si sente tradita e abbandonata dai vertici fattisi casta tra le caste.

Ogni giorno di più i compagni delle periferie sono sfiduciati e pronti a togliere ogni sostegno ai loro rappresentanti nelle istituzioni cosicchè, con questa nera prospettiva dinanzi, i dirigenti comunisti tentano di arginare la crisi di consensi che, gira e rigira, può portare alla perdita delle poltrone.

La formula “partito di lotta e di governo” non regge più agli occhi dei militanti insofferenti che chiedono a gran voce l’uscita da questo governo.

Ne è scaturita una guerra intestina che sta mettendo a dura prova le doppiezze e i tatticismi tipici di tutti i partiti comunisti, specie di quello rifondarolo di Bertinotti. I dirigenti si interrogano e si dividono tra filo-governo e filo-opposizione, tra coloro che vogliono subito un congresso chiarificatore e quelli che temono la loro fine e preferiscono rimandare.

Che si dicono i compagni? Cose così: “Non ci siamo, non ci siamo! Allora neghiamo la fiducia a Prodi! No, abbiamo fatto un patto e lo rispettiamo. Allora chiediamo la verifica a gennaio! Ma la verifica de che? Bé, chiediamolo agli iscritti con un referendum! Ma perché solo agli iscritti e non a tutti i movimenti e alla base nella società civile? Allora votiamo la fiducia critica e poi ci concentriamo sulla Cosa rossa. Ma i Verdi e SD non vogliono neppure discutere di sfiducia e poi, se non sappiamo più chi siamo diventati noi, che identità vogliamo darci con quegli altri tre? Saremo un soggetto plurale unitario di sinistra. Uniti ma divisi. Un unica lista ma con tanti simboli. Quantunque attenti a non farci trascinare negli unanimismi unitari! Ma allora non è meglio fare il congresso? No! Dopo il referendum. Ma se poi vincono i no al governo? Bé cerchiamo di porre quesiti più articolati, Ma non sembrerà una cosa fasulla? Forse sì ma forse lo è più la verifica di gennaio, perché metti che dopo tre mesi dalla verifica ci troviamo daccapo a dodici, che figura ci facciamo? Ah, che bel momento di crescita democratica che stiamo vivendo, cari compagni!”

E intanto Liberazione tuona e, nel tentativo goffo di tranquillizzare qualche milione di rifondaroli inferociti, Fausto Bertinotti, ostentando massimo disprezzo per il ruolo di rappresentante di tutti i Deputati, agisce come un presidente della Duma russa, realizzando per sé il sogno del partito-stato.

A questo proposito riteniamo utile la lettura o la rilettura di Phastidio.net.

Purtroppo da Montecitorio non è arrivata alcuna mozione che chiedesse le immediate dimissioni di Bertinotti ma, al contrario, si è sorvolato su questo compagno presidente (come talvolta viene chiamato nel suo quotidiano) lanciatosi in penosi “ultimatum” al governo Prodi, sbraitando come un capo-partito qualunque preoccupato soltanto di tacitare le ire del suo elettorato.

Per ora gli equilibrismi dialettici e la demagogia sinistrese sembrano reggere l’urto della protesta. Ma fino a quando? Forse a lungo, se si affermerà l’ultima trovata schizofrenica di questa parte politica, quella cioè del voto di fiducia, concesso, che lo sappiano gli scontenti nel Paese, con tanta sentita e motivata sfiducia, com’è appunto avvenuto ieri.

Tags: Rifondazione Comunista, Fausto Bertinotti, Antonello Venditti, Governo Prodi, Fiducia

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