16 luglio 2007

Ora Amato ci illumini

Corano o tradizione siculo-pakistana?

Il ministro degli interni Amato, assurto al rango di mullah e fine, anzi Sottile, interprete del testo sacro dell’Islam, ci illumini su questa terrificante ennesima tragedia consumata in un paese a regime teocratico.

Il 10 luglio in Iran un uomo è stato lapidato, dopo aver “vissuto” undici anni in un mostruoso carcere degli Ajatollah, sotto l’accusa di aver fatto sesso con una donna fuori dal matrimonio.

Nonostante le forti pressioni internazionali, (chissà se c’erano anche quelle del governo italiano?) un cittadino è stato assassinato e la sua “complice in amore” probabilmente lo sarà prestissimo.

Il governo norvegese, se pur affetto da alcune contraddizioni, ha convocato l’ambasciatore iraniano a Oslo per avere chiarimenti sull’atroce crimine contro l’umanità, l’ennesimo perpetrato dal regime dei mullah.

Mohammad Javad Larijani, (udite, udite!) segretario generale della commissione diritti umani iraniana (Mr), ha dichiarato che la lapidazione è basata sulla legge islamica della sharìa!

Ma secondo il nostro “dottissimo” ministro non esiste nessuna religione che rappresenti un Dio violento e, tutto sommato, la diatriba in corso si risolve in un fatto di uomini maneschi siculo-pakistani che picchiano le donne.

Tags: Politiche di integrazione, Giuliano Amato, Iran, Sharìa

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