30 ottobre 2007

Tutti al mare!

Il sistema proporzionale puro con tre preferenze non andava bene. Allora si passò, previo referendum popolare, alla preferenza unica. Ma la preferenza unica non andava bene. Allora si passò, previo altro referendum popolare, al sistema maggioritario uninominale con un quarto di proporzionale. Ma neppure questo sistema andava bene. Allora si passò al proporzionale con le liste bloccate. Ma neppure così le cose sono andate bene.

Come si voterà quindi la prossima volta? Nessuno lo sa.

Una cosa però crediamo di saperla ed è che ogni metodo qui sopra elencato funzionerebbe se adottato in qualunque altro Paese democratico.

Non esistono sistemi elettorali perfetti, da nessuna parte nel mondo, esistono però i rappresentanti seri dei cittadini, che li fanno funzionare anche a dispetto dei secoli.

Non servirà un’altra riforma per garantire la governabilità dell’Italia fino a quando i partiti nasceranno come funghi, allettati dai fiumi sempre crescenti di denaro pubblico, dagli enormi privilegi di cui godono e dal potere che prevarica e travalica nelle istituzioni siano esse pubbliche o private.

Troppo denaro e troppo potere circola nelle sedi dei partiti e nessuno è disposto a rinunciarci. C’è di più e di peggio se vogliamo e lo dobbiamo alla modifica del regolamento delle Camere attuata in pieno governo ulivista nel ’97, cioè la possibilità per i parlamentari di abbandonare i loro gruppi, nei quali l’elettore li aveva “collocati”, per costituirne di nuovi anche con soli tre eletti.

Pertanto il già frazionatissimo sistema dei partiti continua nella sua frammentazione, una volta dispiegatosi tra Montecitorio e Palazzo Madama.

Naturalmente la creazione di ogni nuovo gruppo è sempre un onere aggiuntivo nei bilanci di Camera e Senato che comporta, tra l’altro, l’acquisizione di nuovi costosissimi locali.

Attualmente, grazie all’interpretazione elastica dell’art. 67 della Costituzione, molti milioni di elettori del centrosinistra che avevano votato Margherita, DS, Ulivo ecc., devono scordarsi quei simboli e quei partiti perché, non avendo vincoli di mandato, i loro rappresentanti parlamentari si sono inventati altri simboli e altri partiti in una sorta di work in progress.

Pazienza, si dirà, basta che rimangano gli uomini a rispettare la sovranità del voto, legiferando secondo il mandato a loro affidato dal popolo.

E invece no!

Coloro che dovrebbero esercitare il sacro potere legislativo hanno trasferito tale delicata prerogativa nelle mani del sindacato, arrivando persino a sottoporre i disegni di legge all’approvazione degli impiegati nell’industria e nella magistratura.

Neppure l’art. 75 della Costituzione consente ai cittadini di esprimersi su leggi tributarie e di bilancio, eppure questa maggioranza, preda di un impazzimento istituzionale inarrestabile, ha offerto simili leggi al vaglio di donne e di uomini privi di ogni relativo riconoscimento giuridico e statuale.

In questa totale anarchia, nell’immediato, a tutti livelli istituzionali, come ha ordinato Veltroni, dovranno formarsi i gruppi del PD; quindi nei Comuni, Province, Regioni, Camera e Senato dovranno scomparire i simboli che erano in esposizione alle pareti dei seggi, sulle liste elettorali per l’Unione nell’aprile 2006 per fare posto a un nuovo simbolo prodotto di una paradossale fiction.

Sarà di certo rassicurante per gli elettori del centrodestra sapere che nella Cdl il numero dei cambiacasacca è decisamente irrisorio (checché se ne dica lo spirito di coalizione regge).

E allora, cari “amici e compagni” traditi che votaste per Prodi, vi chiediamo: a che vi serve andare a votare? In quelle solenni domeniche primaverili, fate di meglio: andatevene al mare!

 

  • Aggiornamento:
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Tags: Leggi elettorali, Democrazia rappresentativa, Centrosinistra

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